RIARMO E POLITICA DI POTENZA DELLA CINA

L’accordo diplomatico, politico e, soprattutto, finanziaro che nei giorni scorsi è stato firmato da Xi Jinping e Rodrigo Duterte, presidente delle Filippine, è una svolta importante, che ha sconvolto l’equilibrio economico dell’area. La Cina era il  secondo partner commerciale delle Filippine, dopo il Giappone e prima degli Stati Uniti e Singapore. Secondo il politologo Robert Kagan, nella nuova battaglia del Pacifico si gioca il nuovo ordine mondiale. Un terzo del traffico marittimo mondiale passa per il Mar della Cina del sud. Inoltre, se i calcoli della Cina sono corretti, in questo mare ci sono riserve di petrolio per 7 miliardi di barili: le più grandi del mondo, escluse quelle dell’Arabia Saudita. Xi Xinping ha messo sul tavolo 24 miliardi di dollari. Contano molto più questi delle decine di testate nucleari puntate verso le Filippine, che però sono più un ammonimento agli Stati Uniti, che hanno qui cinque basi militari.

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Nel 2016 la Cina varerà un bilancio record per la difesa! La spesa per nuove armi supererà quella complessiva dell’intera regione Asia-Pacifico! Per l’apparato militare saranno spesi 240 miliardi di dollari: oltre il doppio rispetto al 2011. Il resto dell’Asia, Giappone e India compresi, spenderà “solo” 232,5 miliardi. La Cina si avvia dunque a spendere una cifra analoga agli stanziamenti militari degli Stati Uniti. Fino allo scorso anno le spese militari degli Stati Uniti valevano il 45% del totale mondiale, ma queste spese si riducono di solito nell’anno elettorale. Entro il 2020 il divario tra Usa e Cina risulterà dimezzato. La Cina ha sempre sostenuto che la crescita delle sue spese militari avrebbe seguito il ritmo della sua crescita economica complessiva, ma nel 2016 le spese militari cresceranno del 12%, mentre il Pil crescerà del 6,5%. L’incremento delle spese militari sarà dedicato allo sviluppo di caccia da combattimento e di una avanzata flotta navale, dotata di due portaerei. Va precisato che tra le spese militari rientrano anche quelle relative alla esplorazione dello spazio. La Cina vuole portare i suoi astronauti sulla Luna e precedere gli Usa nella corsa verso Marte.



La Cina “non ha alcun diritto storico sulle isole del “Mar Cinese Meridionale” e ha violato la sovranità delle Filippine costruendo atolli artificiali. Lo ha stabilito la Corte permanente arbitrale dell’Aja, sotto l’egida dell’Onu, demolendo la “linea dei nove punti”, con cui Pechino da quasi settanta anni rivendica il 90% delle acque, da cui transitano ogni anno merci e materie prime per oltre 5 mila miliardi di dollari.

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Sono cominciati i lavori per la prima base permanente all’estero della Cina, a Gibuti, dopo l’accordo dell’anno scorso fra il piccolo Stato africano e il Gigante cinese. Gibuti ha appena 900 mila abitanti, ma è in una posizione strategica: all’ingresso del Mar Rosso e di fronte alla rotta dove passa il 40 per cento del traffico merci del mondo.  La base di Tadjoura, proprio di fronte alla capitale Gibuti, ospiterà fino a 5500 militari e complessivamente 10 mila uomini, fra soldati e civili. Potrà accogliere grandi navi da combattimento, avrà alloggiamenti sia per le forze di marina che dell’esercito e sarà completata da una base aerea. Lo scopo principale, per il ministro della Difesa cinese, è la «lotta alla pirateria» e fornire una base a terra per i marinai costretti a lunghe missioni in mare con conseguenti «problemi psicologici».

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Come dicono Laozi e la tradizione taoista: “Un viaggio di mille miglia inizia da un singolo passo”. Ci sono cinque fattori da tenere presenti per prevedere il futuro impatto della Cina sullo scenario mondiale.

  1. Il peso della Cina nel commercio mondiale è cresciuto dal 3 all’11% negli ultimi vent’anni, ma è ancora inferiore al contributo cinese al prodotto globale che è il 16%.
  2. Per la prima volta gli investimenti diretti verso l’estero hanno superato quelli in entrata. Tuttavia i ricavi dell’estero per le quotate cinesi sono pari al 13% con percentuali raddoppiate nel giro di pochi anni; in Europa, però, si raggiunge il 50%.
  3. Molto importante sarà lo sviluppo della nuova Via della Seta che costituisce un “importante catalizzatore di infrastrutture”. I progetti transfrontalieri inerenti dovrebbero raggiungere 900 mila miliardi di dollari. L’iniziativa “One road, one belt”, ossia la costruzione di una rete di collegamenti terrestri e marittimi tra l’Asia Orientale e l’Europa garantirà la crescita nel medio termine, anche grazie a a finanziamenti extra per le infrastrutture.
  4. Crescente ruolo estero delle policy bank di Pechino che va di pari passo con la globalizzazione delle banche commerciali.
  5. Processo di internazionalizzazione dello yuan che potrebbe portare alla sua inclusione tra i diritti speciali di prelievo che costituiscono il paniere delle valute del Fondo Monetario Internazionale.

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Durante la gigantesca parata militare per il settantesimo anniversario della Seconda guerra mondiale, l’unico a indossare il vestito tradizionale di Mao era Xi Jinping, mentre tutti gli altri dirigenti indossavano vestiti di foggia occidentale. Sembra un segnale per indicare che l’esercito, che in Cina è l’ultimo decisore, risponde solo a lui. In un paese, dove è in corso una prova di forza tra nuova e vecchia guardia, si tratta di un messaggio importante. Coloro che hanno tratto vantaggio dalla politica della “crescita ad ogni costo, basata sulle esportazioni e sulla costruzione di grandi infrastrutture, sono ancora molto forti e certo non apprezzano il nuovo corso che vuole privilegiare i consumi interni.

In un quadro di incertezza provocato dallo scontro di forze contrapposte, il taglio dei tassi di fine agosto e la minisvalutazione dello yuan sono stare mosse obbligate per tenere sotto controllo la situazione. L’apertura alle Banche centrali estere al Foreign Exchange di yuan direttamente sul mercato cinese rappresenta una ulteriore mossa verso la flessibilità.

Xi Jinping mira a trasformare Pechino nella capitale dell’Oriente, nel principale finanziatore dell’Africa e nell’interlocutore privilegiato dell’Europa: diventare l’epicentro del mondo. La Cina può contare su riserve di valuta estera pari a 3700 miliardi di dollari. Può offrire enormi finanziamenti per infrastrutture, garantendo altresì l’estraneità alle vicende politiche interne.  Così persegue lo storico piano di Via della Seta di terra e di mare. I fondi messi a disposizione per la nuova “Via della Seta” tra Asia ed Europa ammontano a 62 miliardi di dollari che possono diventare 100 con l’avvio della Asian Infrastructure Investment Bank.

Xi non nasconde più la forza della Cina, ma parla di “Sogno cinese” e di un piano concreto di espansione politico-commerciale che ha battezzato “Una Cintura. Una Strada”. A colpi di investimenti multimiliardari, il piano, che si ispira alla antica Via della Seta, sta prendendo forma. La Cintura, terrestre, è un tracciato di strade, ferrovie ad alta velocità e per il trasporto delle merci, oleodotti e gasdotti, linee di comunicazione che dalla Cina attraverseranno l’Asia Centrale, il Medio Oriente, la Russia e l’Europa.

La Strada, marittima, parte dai grandi porti di Shanghai e Canton, fa rotta lungo il Mar Cinese meridionale, l’Oceano Indiano, il Mar Rosso, il Mediterraneo, approdando a Venezia. Secondo i piani di Pechino, queste due nuove Vie della Seta coinvolgeranno 65 paesi e 4.4 miliardi di persone: il 63% della popolazione mondiale ed il 30% del Pil globale.

Il controllo del Mar Cinese Meridionale è di vitale importanza per la Cina che rivendica l’80% di queste acque a scapito dei vicini, come Filippine, Vietnam, Malesia, Taiwan. Di qui passano ogni anno navi che trasportano merci per 5.300 miliardi di dollari, mentre i suoi fondali nascondono petrolio e gas naturale. L’anno scorso Pechino era arrivato ai ferri corti con il Vietnam per le isole Paracelso. Ora ha preso di mira le isole Spratly, rivendicate anche dalle Filippine. La Cina ha costruito una serie di isolotti artificiali sulle coste dell’arcipelago conteso, quadruplicando in cinque mesi la superficie artificiale dell’area. Ma ora ha adottato una nuova e più aggressiva dottrina militare che prevede la “protezione dei mari aperti” da parte della Marina, mentre le forze aeree dovranno passare dalla “difesa” alla “difesa e offesa”. La Cina si sente accerchiata e lamenta l’interventismo americano che, semplicemente, ha lo scopo di proteggere gli alleati degli Stati Uniti.

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Il viaggio di Xi Jinping in Pakistan (maggio 2015) è stato un grande successo, grazie all’offerta di aiuti per 46 miliardi di dollari ed alla firma di 51 accordi commerciali. Saranno costruite strade, ferrovie ad alta velocità, oleodotti, dighe e porti sull’oceano Indiano. Pechino riesce così a sottrarre agli Stati Uniti un alleato strategico, assicurando commesse miliardarie alle proprie imprese. Le banche cinesi inoltre interverranno in Pakistan con finanziamenti per 20 miliardi di dollari. Le infrastrutture centro-asiatiche permetteranno inoltre alle merci cinesi di disporre di sbocchi rapidi e competitivi.

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I paesi aderenti alla Asian Infrastructure Investment Bank

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