LO SHOPPING CINESE

Comprano tutto, anche i quadri! Modigliani è così giunto a una incollatura da Picasso! Se Les femmes d’Alger del pittore spagnolo era stato battuto a 179,3 milioni di dollari (167 milioni di euro) nel maggio dello scorso anno da Christie’s, pochi immaginavano che Nu couché dell’artista livornese, il suo capolavoro più sensuale e intrigante, raggiungesse il 9 novembre da Christie’s a New York la straordinaria cifra di 170,4 milioni di dollari (158 milioni di euro).    A strappare il Modigliani ad altri 7 pretendenti è stato Liu Yiqian, ex taxista cinese, proprietario del Long Museum di Shanghai, il più grande museo privato cinese. Il quadro è stato venduto da Laura Mattioli, figlia del grande collezionista Gianni Mattioli.

modigliani


fleet

Fleet Place House è stata acquistata per 120 milioni di dollari da Beijing SHOKAI.

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L’antico palazzo del Poligrafico e della Zecca dello Stato di Piazza verdi a Roma diventerà un hotel extralusso della Rosewood Hotels and Resorts International Limited controllato dalla New World China Land Ltd. È quanto ha annunciato un comunicato di Cassa depositi e prestiti. Residenziale Immobiliare 2004 infatti, controllata da Cdp Immobiliare (75%) e partecipata da Finprema (25%), ha sottoscritto una lettera di intenti con Rosewood Hotels and Resorts International Limited (Rosewood) per la futura gestione dell’hotel e delle residenze previste nell’edifico di Piazza Verdi in Roma, con il marchio del gruppo Rosewood.

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L’Economia frena, ma il Dragone continua a comprare

Il Pil cresce a ritmi lenti, la Borsa crolla, ma continuano gli acquisti cinesi all’estero. La Cina continua ad essere un paese dotato di risorse e di grande liquidità e la scelta di acquistare sia aziende, sia materie prime continua ad essere strategica.

Fino al 2012, l’Australia era il primo paese per investimenti diretti cinesi. Nel 2013 è stata superata dagli USA. In un primo momento, la Cina ha puntato sulle risorse naturali dell’Australia e sulla energia e le miniere dell’Africa. Successivamente l’attenzione si è spostata sui settori manifatturiero, immobiliare, agricolo, dei servizi e dei trasporti. Alle Società a controllo statale si sono sostituiti imprenditori privati. Tipico è Guo Guancheng, proprietario della Fosun, che ha acquistato la francese Club Med e Thomas Cook.

La Cina compra tutto, in giro per il mondo!

La fame di materie prime ha da tempo portato i cinesi in Africa, ricca di risorse. Una vera e propria colonizzazione, considerata l’estensione delle acquisizioni e partecipazioni in questo continente. Ecco una mappa degli investimenti cinesi nel mondo. Acciaio, rame, alluminio e materiali vari in Australia. Energia idrica in Cambogia e Myanmar. Metalli in Filippine e Indonesia. Energie alternative in Usa e Singapore. Ancora rame in Cile e Perù. Ovunque ci sia petrolio, dall’Iran al Venezuela. Le rotte del gas portano invece dall’Indonesia all’Iran, dal Canada al Kazakisthan.

Ora la Cina sta passando dalle economie emergenti a quelle mature e punta sull’Europa, oltreché sugli Stati Uniti.

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Wang Jianlin, capitano di industria cinese,  ha acquistato nel 2015 per oltre un miliardo di euro Infront con i diritti Tv del calcio italiano e di altre due dozzine di sport e campionati sparsi nel mondo. A ottobre Forbes lo aveva collocato al quarto posto tra i miliardari della Cina. L’impero della Dalian Wanda, di cui è a capo,  ha fatturato 40 miliardi nel 2014. Ha cominciato nel 1988 costruendo case, poi è passato a costruire palazzi di uffici, centri commerciali, alberghi. Quando ha capito che c’era il rischio di una bolla immobiliare, è passato all’intrattenimento. Nel 2012 ha acquistato la catena americana di cinema Amc Entertainment per 2,6 miliardi di dollari. Ha poi prodotto il film Man of Tai chi, diretto da Keanu Reeves.

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Le acquisizioni cinesi negli Stati Uniti sono vicine al record! L’ultimo colpo è stata la acquisizione dell’hotel Waldorf Astoria di New York da parte della compagnia assicurativa di Pechino Anbang Insurance Group, una compagnia assicurativa cinese che gestisce 114 miliardi di dollari di asset. Hilton Worldwide ha incassato 1,95 miliardi di dollari. E’ stata la cessione più costosa mai concordata per un hotel. Anbang intende investire nell’albergo per renderlo più moderno nel rispetto della tradizione. Il Waldorf Astoria – al numero 301 Park Avenue – è un pezzo della storia di New York e fu costruito nel 1931; nel 1949 fu acquistato da Conrad Hilton, il fondatore del gruppo.

Il real estate è il settore che meglio descrive “una fame di acquisti” che spazia da dai set cinematografici di Hollywood ai servizi finanziari, dai colossi industriali in disarmo come Motorola alle stat up della Silicon Valley. Nel 2013 gli investitori cinesi hanno sborsato 2,6 miliardi di dollari in acquisti nel real estate di New York, ma nel 2014 si è già arrivati a 2,7 miliardi con l’affare del Waldorf Astoria. Nel giugno 2013 una cordata guidata dall’imprenditore Zhang Xin ha acquistato per 2,36 miliardi di dollari il 40% del General Motors Building, il grattacielo che si affaccia sulla 59esima strada di Manhattan. Nell’ottobre 2013, il più grosso conglomerato della Cina Popolare, il Fosun International si è aggiudicato per 725 milioni di dollari il palazzo d’uffici One Chase Manhattan Plaza. Sempre a ottobre 2013 la Greenland Holding di Shanghai si è aggiudicata il 70% degli interessi sul progetto da quattro miliardi di dollari per una area fabbricabile a Brooklyn, la Atlantic Yards.

Per quanto riguarda l’IT,  l’agenzia di consulenza Rhodium Group stima 143 affari per un importo di 4,25 miliardi di dollari negli ultimi 15 anni. Nel 2013 Lenovo ha acquistato Motorola, ceduta da Google per 2,91 miliardi di dollari. 1,5 miliardi di dollari del totale hanno  interessato la Silicon Valley.

Sempre secondo  l’agenzia di consulenza Rhodium Group, negli ultimi 14 anni gli investimenti privati dalla Cina hanno comportato 869 acquisizioni per un valore di 39,8 miliardi di dollari.

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Poco più di un anno fa, la Cina si è aggiudicata  il controllo di un appezzamento da tre milioni di ettari nell’area intorno a Dnipropetrovsk in Ucraina.

Adesso la Cina  ha messo nel mirino i terreni destinati a produzione agricola In Australia. Benché solo il 6,16% del terreno australiano sia classificato come “coltivabile” e solo lo 0,05% di esso sia effettivamente utilizzato, quando si passa dalle percentuali ai chilometri quadrati, i numeri sono rilevanti e pongono il paese dei canguri nelle prime posizioni dei produttori di generi alimentari, insieme a Cina e Stati Uniti.

A Canberra si valuta con attenzione l’ipotesi di autorizzare lo shopping incondizionato di terreni, a cui Pechino è fortemente interessata. Si teme l’abitudine cinese a imporre l’esportazione della produzione delle sue fattorie all’estero verso la Cina in via esclusiva ed a prezzi di favore. Finora gli investimenti destinati al comparto agricolo provenivano da Canada, Gran Bretagna e Stati Uniti, preferiti in termini di efficienza e innovazione. Le fattorie gestite con criteri manageriali dagli stranieri sono più efficienti di quelle gestite a livello familiare.

La Cina ha fatto forti progressi in termini di efficienza e capacità innovativa. Snobbare gli investimenti cinesi non sembra opportuno in un momento in cui molte industrie storiche del paese hanno chiuso. Resta però l’opposizione di tanti piccoli e medi imprenditori che preferirebbero creare nuove linee di produzione destinate al mercato cinese.

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Nel marzo 2015 è stato siglato l’accordo che porterà Pirelli sotto il controllo della cinese ChemChina. In autunno si farà l’Opa per il delisting della società. A comprare sarà un veicolo, in cui ChemChina avrà il 65%, mentre a Pirelli e ai vecchi alleati di Rosneft resterà il 35%. Ren Jianxin, il potente capo di China National Chemical Corporation ha comunque garantito a Marco Tronchetti Provera la guida della società fino al 2021. Sarà inoltre garantita la italianità della società e la permanenza in Italia dei settori strategici.

Per quanto riguarda l’Italia, in pochi mesi si è verificato un rapido incremento dei flussi di capitale dalla Cina verso il nostro paese. In primo luogo, sono stati fatti grandi investimenti di portafoglio che hanno riguardato Eni, Enel, Generali, Pirelli, Prysmian, Fca. In qualche caso le quote hanno superato il 2%, per cui si è resa necessaria la comunicazione alla Consob. In gennaio 2015 è stato acquistato il 2% di Saipem.

Successivamente, la Shanghai Electric è entrata in Ansaldo Energia con il 40%, sborsando 400 milioni di euro. Il 4 dicembre 2014 è stato perfezionato l’accordo con il Fondo Strategico Italiano. L’azienda italiana fabbrica turbine per impianti elettrici: 1,2 miliardi di fatturato, 24 miliardi di utile netto, 3267 addetti nel 2013. Nel 2014 i risultati dovrebbero essere in linea. Secondo Zampini, AD di Ansaldo Energia, l’accordo garantisce l’acquisto da parte dei cinesi di cinque macchine l’anno per un importo di 120 – 150 milioni di euro. Dovrebbe esserci un aumento del fatturato del 25% in tre anni e l’assunzione di 500 giovani italiani. L’azienda italiana dovrebbe fornire componenti per le 40 centrali nucleari che la Cina sta per costruire. Inoltre dovrebbe essere costruita la “grande turbina del futuro” da 400 megawatt che finora sembrava impossibile.

La enorme Shanghai Electric, a maggioranza statale, è quotata alla Borsa di Hong Kong ed ha 26 mila addetti. Lo scopo dell’accordo per i cinesi è acquisire know how, perché le turbine non le hanno mai progettate. Il 4 febbraio 2015 è previsto il primo consiglio di amministrazione italo-cinese. Tre componenti su nove sono cinesi: Cao Min che diventa vicepresidente; Chen Xue-wen, direttore generale di Shanghai Turbine Works e vicepresidente di Shanghai Electric Power Generation Equipment; Zheng Xiaohong, la signora dei conti, direttore finanziario di Shanghai Electric Power Generation Group.  A febbraio arriveranno a Genova 5 squadre di 15 persone ciascuna, per prendere conoscenza di tecniche e processi.

Si è poi registrata la acquisizione da parte di State Grid Corporation, una sorta di Enel cinese, del 35% di Cdp Reti con un investimento superiore a due miliardi.

Si sono inoltre intensificati gli investimenti diretti in aziende. La veneta Acc Compressor è stata acquisita da parte del Wanbao Group di Guangzhou e il passaggio della lucchese Salov (che vanta i marchi Berio e Sagra) nel portafoglio della Bright Food.

Inoltre la People’s bank of China, ovvero la Banca centrale della Repubblica Popolare Cinese, ha fatto il suo ingresso nel capitale di due delle principali banche italiane: UniCredit e Monte Paschi di Siena. Le operazioni, datate 29 e 30 giugno, sono state comunicate alla Consob il 6 luglio e riguardano, rispettivamente, il 2,005% di UniCredit e il 2,010% di Mps. Sulla base dei valori espressi alla chiusura dei mercati di venerdì 3 luglio, le quote in mano alla banca di Pechino valgono circa 770 milioni di euro. Somma che porta il totale degli investimenti cinesi a Piazza Affari a circa 4 miliardi di euro.

Sembra scattata una fase nuova dei rapporti Cina-Italia, alimentata da un aumento della fiducia della Cina nel nostro paese.

Saipem, la controllata che l’Eni si appresta a vendere, potrebbe essere, secondo i  rumour, la prossima preda. Eni ha già concluso una maxioperazione in Mozambico con i cinesi.

D’altra parte,  con la Russia sono in corso negoziati per la realizzazione di una grande rete di gasdotti per pompare 38 milioni di metri cubi di gas all’anno. Saipem potrebbe essere coinvolta nel business.

La Cina ha poi conquistato Palazzo Broggi, in piazza Cordusio a Milano, che era la sede di Unicredit. Fosun ha battuto la concorrenza staccando un assegno da 345 milioni di euro!

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Il Cic possiede il 10% dell’Aeroporto di Heathrow, il 7% di Eutelsat (satelliti), il 17% del colosso minerari canadese Teck Resources, il 12.5% di Uralkali, il gigante russo del potassio, il 3% di Big Pactual da André Esteves.

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 ding xuedong ceo cicDing Xuedong , Ceo di Cic

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New Poly Plaza 1 Dongcheng District è l’indirizzo di CIC.

Il più importante braccio operativo degli investimenti cinesi è la China Investment Corporation (CIC). E’ stato istituito dal governo cinese nel 2007 per ottenere migliori ritorni dall’investimento delle immense riserve valutarie. Consiste in due distinte entità con tipi di operazioni diverse:

  • Cic International per gli investimenti internazionali
  • Central Huijin per gli investimenti domestici

Il fondo sovrano gestisce asset per 653 miliardi di dollari ed oggi è il numero 4 tra i grandi fondi sovrani. Esso controlla buona parte del sistema bancario e finanziario cinese che ha dimensioni impressionanti.

Industrial and Commercial Bank of China (Icbc) è la prima al mondo per patrimonio ed ha 400 mila dipendenti, mentre China Construction Bank è la numero 2 ed ha appena scalzato Jp Morgan. C’è poi Agricultural Bank of China. Alcuni istituti sono quotati, ma ci sono due categorie di azioni ed il controllo è sempre saldamente in mano a alla coppia Cic-Ministero delle Finanze.

La People’s Bank of China (banca centrale cinese) è il soggetto con maggiori risorse finanziarie al mondo. Fra primavera ed estate ha superato la soglia del 2% in grandi gruppi come Eni, Enel, Generali, Telecom, Fiat. Probabilmente si è mossa anche attraverso la sua controllata Safe,  l’altro grande fondo sovrano cinese. Dal 14 ottobre 2014 la Bank of China è salita al 2,001 di Mediobanca.

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 La classifica dei fondi sovrani (da Il Corriere della Sera)

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CIC è una entità gigantesca, controllata dallo stato cinese,  che sposta cifre colossali e dirige i suoi tentacoli in ogni zona del mondo, muovendosi con la massima discrezione. Non esiste un organigramma dettagliato delle partecipazioni. Sui listini di borsa i vertici del Cic mandano avanti società satelliti quasi sconosciute. In Piazza Affari operano Best Investment Corporation e Flourish. In Europa la piattaforma da cui partono gli affari è Land Breeze, una holding da 7.3 miliardi di dollari di asset, con sede in Lussemburgo. Altre misteriose società operano in Asia e Australia.

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