LA CINA SUPERPOTENZA SCIENTIFICA MONDIALE?

Nel giro di un decennio la Cina è diventata il numero uno mondiale nel Fintech, la finanza tecnologica, secondo leb rilevazioni dell’Economist: sia nell’internet banking che nell’investment banking. E la Cina è il più grande mercato dei pagamenti digitali, dato che vale la metà dei pagamenti digitali globali. Tra le società innovative, le cinesi sono al top. In testa c’è Alipay, la piattaforma di pagamento online lanciata in Cina nel 2004 da Alibaba Group: è stata valutata 60 miliardi di dollari, come UBS., la più grande banca svizzera. Alipay e WeChat, del gruppo Tencent, sono le due piattaforme principali dei pagamenti digitali.  Ma c’è un secondo canale nel Fintech, dove la Cina è leader: i prestiti, in particolare quelli per il consumo! Una reazione virtuale al canale fisico, dove dominano grandi gruppi bancari, che preferiscono concedere soldi alle grandi conglomerate a controllo pubblico, mentre sul versante del piccolo credito proliferano “banche ombra”, che però applicano tassi eccessivi. Dato che la Cina è il paese con il maggior numero di utenti internet, le start-up hanno fatto a gara a inventare nuovi servizi innovativi per i prestiti via Web.

E’ un segnale di come sta cambiando il mondo: le banche diventano società di servizi, , mentre le società di servizi e consumo online diventano banche. Questa rivoluzione Fintech è guidata dalla Cina, mentre gli Stati Uniti inseguono e l’Europa rischia di essere tagliata fuori. Il Fintech che sta rimodellando il mondo bancario tradizionale, e la finanza guidata dalle nuove tecnologie stanno ridisegnando non solo il settore finanziario, ma tutto il mondo. Nel cyberspazio abbiamo a che fare con un G2, composto da Cina e Usa.

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Anche Apple prende atto della importanza della Cina nel mondo tecnologico. Per questo aprirà, entro fine anno 2016, il suo primo centro di Ricerca e Sviluppo in Cina. Si tratta di un cambio di strategia, perché finora il gigante californiano aveva mantenuto progettazione e design nel suo quartier generale americano e delocalizzato l’assemblaggio in Cina, nelle catene di montaggio gestite dalla taiwanese Foxconn. In una torrida giornata di agosto, Tim Cook ha incontrato a Pechino Zhang Gaoli, vicepremier, uno dei sette membri del Comitato permanente del Politburo per recare la lieta novella. Il problema che ha Apple è il forte calo delle vendite di iPhone nel paese del Dragone. Nel mercato degli smartphone si stanno imponendo concorrenti locali con ambizioni globali, come Huawei e Oppo. Ora le tecnologia cinese è buona ed i prezzi sono contenuto; per questo Huawei e Oppo conquistano nuove quote di mercato.

La risposta di Apple è aumentare le spese di ricerca che ora ammontano a 10 miliardi. Una quota di questa enorme cifra potrebbe fare felici giovani tecnici e ingegneri cinesi. La Cina che sforna ogni anno 10 milioni di laureati, sta diventando un polo di attrazione per lo sviluppo di nuovi prodotti. Secondo i dati Ocse, la spesa Research Development è balzata dai 92 miliardi del 2008 a 243 miliardi nel 2013. Tim Cook per il momento mantiene segreto il luogo dove sorgerà il nuovo centro di ricerca ed il numero di ricercatori che impegnerà.

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La Cina ha costruito il telescopio più grande della terra, confermando così le sue ambizioni di diventare la più grande potenza scientifica mondiale. Si chiama Fast (Five-hundred-meter Aperture Spherical Telescope). Ha 500 metri di diametro e4450 specchi. Per realizzarlo, hanno spianato una montagna e trasferito un villaggio di 8 mila persone. La sua superficie equivale a 30 campi di calcio. E’ stato costruito in cinque anni con un costo ufficiale di 160 milioni di euro. Capterà le onde emesse da galassie, stelle e nebulose. Per evitare che i segnali di origine terrestre si mescolino con quelli spaziali, ha bisogno di un “silenzio radio” di cinque chilometri. Questa è stata la ragione del trasferimento del villaggio.

Sarà gradita la collaborazione di scienziati stranieri. Nonostante gli sforzi per riportare in Cina, a suon di yuan, i ricercatori cinesi emigrati all’estero, la Cina risente ancora dei danni della Rivoluzione Culturale.

Pechino spende oggi in ricerca il 2% del Pil e copre un quinto degli investimenti scientifici mondiali. Sforna un quarto dei nuovi laureati in scienze e ingegneria del mondo. La futura stazione spaziale orbitante “Palazzo Celeste” dovrebbe entrare n funzione nel 2023.

 

fast

 

 

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La Cina conquista il primato nel campo dei supercomputer. Il più veloce si trova a Wuxi nel National Supercomputing Center ed è in grado di compiere 93000 miliardi di operazioni al secondo.

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Stiamo andando verso un futuro, in cui il messaggio non sarà più il semplice scambio di testi, foto e video tra persone, ma diventerà la base di comunicazione universale anche per il business ed il commercio. La società di messaggistica cinese WeChat ha creato una sorta di “conversazione commerciale” , in cui gli utenti inseriscono nella chat la pubblicità di prodotti che possono essere acquistati durante una chiacchierata. Di fatto, WeChat diventa un canale distributivo che permette di fare altre cose, soprattutto comprare. Durante le feste per il Capodanno cinese, ad esempio, sono state inviate agli amici oltre un miliardo di “buste digitali” contenenti denaro.

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Gli acquisti online dei consumatori cinesi sono stati 360 milioni, portando la Cina al primo posto nel mondo davanti agli Stati Uniti. Internet contribuisce per il 7% al Prodotto Nazionale Lordo del paese.

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I colossi cinesi stanno investendo nelle startup americane, facendone crescere la valutazione e fornendo loro fondi da investire nello sviluppo.  Sperano di trovare la gallina dalle uova d’oro del futuro. C’è dunque una possibilità di guadagno per tutti. Ma ora non sono più i big americani a fare shopping in Asia, ma cinesi, giapponesi e sudcoreani che vanno a caccia di opportunità nella Silicon Valley.

I casi più interessanti sono l’investimento di 200 milioni di dollari di Alibaba nella applicazione di messaggistica Snapchat e di 600 milioni di dollari di Baidu in Uber. In Lyft, applicazione di trasporti privati, hanno investito 530 milioni di dollari Rakuten e 250 Alibaba.

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Il successo del collocamento di Alibaba fa sorgere un interrogativo: la Cina, oltre al primato nel commercio mondiale, raggiungerà il primato anche nel Web? Anche altri gruppi come Tencent e Baidu sono nelle prime posizioni mondiali per capitalizzazione.

Certo, dal punto di vista tecnologico, gli States sono più avanti di parecchie lunghezze, ma la Cina sta rincorrendo.

Bisogna però tenere conto del fatto che la popolazione digitale cinese è molto più numerosa di quella americana e costituisce un grande mercato per le aziende cinesi. Ben cinquecento milioni di cinesi utilizzano lo smartphone. La new economy rivoluziona la Cina.  Secondo le ultime stime, sono 630 milioni gli utenti di Internet nella Repubblica popolare. E’ in Asia il 45% dei 3 miliardi di popolazione digitale. Un miliardo di frequentatori di social media si trova nell’area asiatica.

I sostenitori di Alibaba mettono in evidenza che il fatturato di questo colosso crescerà probabilmente a ritmo più veloce rispetto a ad Amazon nei prossimi anni, anche perché la Cina dovrebbe superare gli Stati Uniti per valore dell’e-commerce nel 2017. In Cina gli acquisti online sono sempre più popolari e crescono del 30-40% circa ogni anno e rappresentano già l’8% del totale dei prodotti di consumo venduti al dettaglio. Negli Usa invece l’e-commerce cresce del 14% l’anno e rappresenta solo il 6% delle vendite reatail ed i margini reddituali sono stabili.

I social media americani hanno un ruolo estremamente marginale in Cina. Google è sostanzialmente escluso (si è autoescluso). Facebook e Twitter sono all’indice. Vengono privilegiati i media nati in casa, pensati in base alle esigenze locali.  L’Asia però si accontenta per ora di innovazioni pratiche.

Resta però intatto il fascino dei prodotti ideati e progettati nella Silicon Valley: ne è un esempio il successo dell’ultimo modello dell’iPhone, che ha avuto un boom di acquisti superiore a quello registrato in America. Continua anche la fuga dei cervelli cinesi verso gli States. L’ambiente elettrizzante della Silicon Valley, con la libertà di espressione ed il rispetto della diversità, esercita un magico fascino sui giovani cinesi.

Resta però il fatto che Alibaba, con i soldi raccolti con il collocamento, può fare importanti acquisizioni negli Stati Uniti ed in Europa, impadronendosi di nuove tecnologie.

Oltre ad Alibaba, ci sono altre aziende cinesi che sfidano il dominio della Silicon Valley su Internet, come JD.com, Baidu Inc, Tencent Holdings Limited. Il loro valore complessivo di capitalizzazione in Borsa è di 260 miliardi di dollari (salvo oscillazioni), a cui si aggiunge la capitalizzazione di Alibaba.

Finora questi giganti si sono mossi soprattutto nel mercato della Repubblica Popolare, ma ora cominciano a seguire la strategia di penetrazione globale del presidente Xi Jinping e del premier Li Keqiang, sempre in giro per il mondo.

A luglio 2014, nell’aereo che ha portato Xi Jinping in Brasile c’era anche Li Yanhong, amministratore delegato di Baidu, il maggiore motore di ricerca in mandarino. Li Yanhong, 45 anni, ingegnere informatico che ha lavorato negli Stati Uniti, ha presentato alla presidentessa Dilma Rousseff la versione in portoghese di Baidu. In pratica, una sponsorizzazione da parte di due capi di Stato. Baidu ha il 79% delle ricerche in lingua cinese su Internet, contando sul fatto che Google, per motivi politici, è inaccessibile su tutto il territorio cinese e può essere usato solo ad Hong Kong.

Qualche mese fa, Baidu ha strappato a Microsoft il capo della ricerca sul software, Zhang Yaqin: segno evidente che i cinesi intendono impegnarsi anche nel settore della ricerca e sviluppo. C’è poi un progetto per installare nella Silicon Valley un centro di ricerca sulla intelligenza artificiale.

I capitali da investire sembrano illimitati. D’altra parte il comparto Internet potrebbe aggiungere al tasso di crescita del Pil da 0.3 ed 1 punto nei prossimi 10 anni.

Il principale concorrente di Alibaba nell’ecommerce cinese è JD, che ha il 18% del mercato, contro il 52% del suo competitore. Il suo fondatore e Ceo, Liu Qiangdong, 40 anni, discende da una antica famiglia di proprietari terrieri, rovinati dalla Rivoluzione. Per mantenersi all’università di Renmin a Pechino, faceva lavoretti; con i guadagni potè anche comprarsi un cellulare e poi un computer. Dopo vari lavori, capì le potenzialità dell’ecommerce. Nel 2013 JD, specializzata nel business to consumer, ha fatturato 11.5 miliardi di dollari.

L’altro gigante della rete è Tencent che è valutato 147 miliardi di dollari alla borsa di Hong Kong. Il presidente Mu Huateng (Robin Li), 43 anni, nel 2011 ha lanciato la app Weixin (in mandarino significa piccolo messaggio), nota nel mondo come WeChat, che oggi ha 440 milioni di utenti. Weixin si ispira a WhatsApp, ma ormai è in grado di offrire servizi più avanzati del suo modello. L’anno scorso WeChat   ha speso 200 miliardi di dollari in pubblicità per sbarcare sul mercato spagnolo. L’ascesa di WeChat è favorita dal fatto che riesce a diffondere le notizie vietate in Cina, mentre Weibo (equivalente di Twitter) è strettamente controllato dalla censura, pronta a cancellare ogni contenuto sgradito.

Riepilogando:

  • Alibaba, piattaforma di ecommerce, ha 279 milioni di acquirenti attivi ed un fatturato di 265 miliardi di dollari nel 2013. E’ il concorrente di Amazon.
  • Tencent, chat e messaggistica, ha 365 milioni di utenti registrati ed ha fatturato 147 miliardi di dollari nel 2013. E’ il concorrente di WhatsApp.
  •  Baidu, motore di ricerca, ha trovato 700 milioni di pagine Web ed ha fatturato 73 miliardi di dollari nel 2013. E’ il concorrente di Google.
  • JD.com, piattaforma di ecommerce, ha 36 milioni di utenti attivi e ha fatturato 39 miliardi di dollari nel 2013. E’ concorrente di Amazon.

Vediamo la classifica dei primi 10 gruppi:

alibaba

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La Cina continua a crescere perché sta passando a una new economy trainata da consumi e innovazione. Mentre molte società della industria pesante sono gravate da pesanti debiti, i settori della nuova economia hanno pochissimi debiti, come risultato della forte capacità di generare profitti e flussi di cassa. La Cina inoltre si sta orientando verso la qualità e l’efficienza della crescita e non più solo verso l’aumento del Pil.

Le riforme del nuovo governo stanno cambiando il volto della Cina, che da paese produttore si sta trasformando in paese consumatore. Ne beneficia il mercato del lusso, nonostante la campagna moralizzatrice del governo che vuole frenare la corruzione ed il ricorso a regali costosi.

L’avanzata della middle class favorirà lo sviluppo dei servizi finanziari. Il governo cinese vuole attrarre anche i capitali esteri sulle piazze cinesi. Ma anche i cinesi diventeranno investitori. A metà ottobre dovrebbe partire lo ShanghaiHongKongconnect, cioè il   nuovo legame tra la borsa di Hong Kong e quella di Shanghai. Sarà possibile acquistare  568 titoli alla borsa di Shanghai attraverso conti di brokeraggio basati a Hong Kong. Si potranno quindi in futuro negoziare direttamente i titoli sulle borse della Cina continentale. Viene così superato l’attuale sistema basato su licenze e quote. In una prima fase per l’accesso alle azioni A (titoli denominati in renmimbi di società costituite nella Cina continentale e negoziate a Shanghai e Shenzen) è previsto un tetto massimo giornaliero  di 13 miliardi di yuan.  Già il prossimo anno una simile iniziativa dovrebbe partire anche alla borsa di Shenzen.

L’attivazione del collegamento tra le Borse Di Hong Kong e Shanghai è avvenuto il 17 novembre 2014 in ritardo rispetto ai piani.

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Un altro settore oggetto di riforme è l’assistenza sanitaria per copertura  di malattie e infortuni.

Il tramonto delle grandi manifatture, il ricorso sempre minore al carbone, aiuterà a ridurre le emissioni di anidride carbonica. Ma ora bisogna ripulire il paese.

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Gerry Rice, portavoce del Fondo Monetario Internazionale, ha dichiarato che una crescita economica più lenta in Cina nel breve termine è un prezzo che vale la pena di pagare per avere una crescita più sostenibile ed un maggiore reddito nel futuro.

Secondo il portavoce, un moderato rallentamento del tasso di crescita cinese era un aggiustamento desiderabile e necessario per il paese per realizzare le riforme ed altri interventi.

Implementare le riforme e correggere i fattori di vulnerabilità comportava alcuni costi, come una più lenta crescita a breve termine. Il Fondo Monetario ha raccomandato alle autorità cinesi di accontentarsi di una crescita tra 6.5 e 7% come obiettivo per il 2015.

Rice ha osservato che un  tasso di crescita moderato per la Cina è tuttavia relativamente forte per altri paesi del mondo. Nel suo rapporto di luglio, il Fondo Monetario si aspettava una crescita del 7% per il prossimo anno.

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