UN GRANDE FILM: L’ULTIMO IMPERATORE

Il film inizia mostrando un  treno al confine tra Unione Sovietica e Cina; trasporta criminali di guerra, accusati di avere collaborato con gli invasori giapponesi. Tra essi vi è Aisin Gioro Pu-Yi. Vedendosi alla mercè del feroce regime comunista cinese, Pu-Yi tenta il suicidio, tagliandosi le vene. La sua mente comincia a vagare e riappaiono le immagini della sua infanzia.

Sono gli ultimi contorcimenti dell’impero cinese!

Nel 1908 a Pechino, nella Città Proibita, l’imperatrice vedova Cixi, prossima a morire,  si fa portare Pu-Yi, un bambino di tre anni, figlio del principe Chun,  e lo designa suo successore, sottraendolo alla madre.  L’imperatore è da poco morto avvelenato, dopo avere manifestato l’intenzione di riformare da cima a fondo l’impero.  Secondo le abitudini della corte, viene ancora allattato dalla sua balia Ar Mo, l’unica che lo ama veramente. Alla morte di Cixi, in una caratteristica e suggestiva cerimonia, viene proclamato signore dei Diecimila Anni e  diventa l’ultimo erede della dinastia Ching. Il bambino “Figlio del Cielo”, padrone di un immenso impero, signore di una corte fastosa e corrotta, viene tenuto isolato nel Palazzo Imperiale, da cui gli è proibito uscire.

Il paese è in preda a una guerra civile e gli sconvolgimenti si susseguono.  Nel 1912  Sun-Yat_Sen proclama la Repubblica. Il principe continua a regnare solo sulla sua corte di funzionari adulatori e ipocriti all’interno della Città Proibita.

Nel 1919, divenuto adulto, va a vivere in un’altra città del Paese con le sue due mogli, il suo nuovo  istitutore Sir Reginald Johnston e alcuni fedeli, in  un esilio dorato.

Intanto il governo centrale cinese non esiste più ed il paese si spacca in tante parti governate dai Signori della guerra. La parte più vasta è nelle mani di Chiang Kai-sheck e dei nazionalisti del Kuomintang. Questi si arricchiscono profanando le tombe imperiali e si divertono a squartare i cadaveri ivi sepolti.

Quando il Giappone invade la Manciuria, Pu-Yi comincia a subire l’influenza giapponese. Ammira l’imperatore del Sol Levante che è suo coetaneo. Nel 1934 Pu-Yi , dopo una fastosa incoronazione, diventa capo del Manchukuo, formalmente indipendente, ma in realtà colonia giapponese. Quando Pu-Yi tenta di ribellarsi, viene ridotto al silenzio.

Nel 1945, Pu-Yi tenta di fuggire in Giappone, ma il suo aereo viene intercettato dai Sovietici e cade prigioniero. Trascorre 5 anni nella Unione Sovietica. Consegnato ai cinesi, trascorre 9 anni in un campo di rieducazione, dove lavora come giardiniere. Nel 1959 viene liberato.

Pu-Yi muore nel 1967, dopo avere assistito agli eccessi della Rivoluzione Culturale Cinese e dopo avere visitato per l’ultima volta, come turista, quella che era stata la sua reggia: la Città Proibita.

Tianxiaozhang

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Il film è stato realizzato nel 1987 dal regista Bernardo Bertolucci.  Bertolucci ha anche curato la sceneggiatura con la collaborazione di Mark Peploe. Ha vinto 9 premi Oscar, tutti quelli per cui era candidato! Un successo meritato per un film che riesce mirabilmente a fondere la dimensione spettacolare con la narrazione storica.

John Lone interpreta Pu-Yi da adulto, mentre Peter O Toole è Reginald Johnston. Johan Chen è Wan Yung. Lisi Lu interpreta Cixi, l’imperatrice vedova.

Ricordiamo Vittorio Storaro, autore della fotografia, lo scenografo Ferdinando Scarfiotti e James Acheson, l’autore dei costumi.

Si veda la suggestiva sequenza della incoronazione:

VEDERE ANCHE:

FALL OF MING – UN NUOVO FILM SULLA STORIA CINESE

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UN POCO DI STORIA!

SUN YAT-SEN

Sun Yat-sen nacque nel 1866 a Choihang, nel Guangdong, in una famiglia di contadini-proprietari di religione cristiana. Studiò medicina a Hong-kong, dove si legò a sette segrete cinesi che operavano nella colonia inglese e divenne un rivoluzionario. La sua visione politica, se per un verso fu legata alla cultura cinese, per l’altro venne profondamente influenzata dal pensiero democratico e dalle correnti e idee progressiste americane ed europee. Dopo avere esercitato per qualche tempo la professione di medico, si dedicò alla politica. Accusato nel 1895 dal governo imperiale di essere implicato in un abortito tentativo insurrezionale a Canton, venne arrestato a Londra da agenti cinesi, ma fu rilasciato per le proteste inglesi.

Per dare ai rivoluzionari una ideologia, elaborò la sua dottrina basata sui «tre principi del popolo»: indipendenza della nazione, democrazia parlamentare e socialismo agrario. Quando nel 1911 crollò l’impero manciù,  fece ritorno in patria dopo 20 anni di esilio. Accolto come un eroe, venne eletto presidente provvisorio della repubblica cinese nel gennaio del 1912, e unì i suoi seguaci nel Guomindang (Partito nazionale del popolo).

La guerra civile fece piombare nel caos la Cina, dove in un clima di anarchia presero a spadroneggiare i «signori della guerra». Dopo un nuovo periodo di esilio, Sun tornò in Cina, raccolse le sue forze intorno al Guomindang e nel 1917 iniziò la lotta contro i signori della guerra, riuscendo nel 1923 a creare un governo a Canton.

Accortosi, con grave disillusione, che le potenze occidentali preferivano una Cina debole, per poterla controllare meglio in base ai loro interessi, cercà appoggio nella Russia sovietica, la quale fornì armi e consiglieri; questo fu il presupposto per l’ingresso dei comunisti cinesi nel Guomindang.

Sun Yat-sen morì a Pechino nel 1925. La guida del partito passò poco dopo a Chiang Kai-shek, il quale raccolse l’eredità politica del predecessore, ma ne mutò al tempo stesso profondamente la natura. Infatti, nel 1927, Chiang Kai-shek ruppe i rapporti con i comunisti, che vennero da lui perseguitati e di cui divenne un nemico aperto. D’altra parte anche i comunisti guidati da Mao si rifecero all’eredità di Sun, ma a loro volta in maniera critica. Comunque entrambe le parti riconobbero in Sun Yat-sen il grande uomo politico che aveva aperto la strada per costruire una nuova Cina, unita e rispettata nel mondo.

IL MASSACRO DI NANCHINO

Nel corso della seconda guerra sino-giapponese, nell’agosto del 1937 l’armata giapponese attaccò Shanghai, che fu eroicamente difesa dal Kuomintang e fu conquistata solo a metà novembre. Successivamente l’esercito giapponese si diresse verso Nanchino che allora era capitale della Cina. La popolazione rurale si riversò in massa nella città, mentre le truppe cinesi facevano terra bruciata distruggendo tutto ciò che poteva essere utile agli invasori.

Per iniziativa di John Rabe, funzionario della Siemens fu istituita una Zona di Sicurezza che fu abbandonata dall’esercito cinese ed ospitò 200 – 250 mila persone e che fu risparmiata dai giapponesi.

I giapponesi chiesero una resa entro 24 ore della città e, non avendola ottenuta, il generale Iwane Matsui diede ordine di attaccare. Dopo due giorni di bombardamenti aerei e fuoco dell’artiglieria pesante, il generale cinese Tang Sheng-chi diede l’ordine di ritirarsi. Il 13 dicembre i giapponesi entrarono dentro le mura della città, incontrando pochissima resistenza.

Nelle sei settimane successive l’esercito giapponese commise ogni sorta di atrocità: omicidi, stupri,furti, incendi. Il numero delle vittime è stato stimato in 200 mila (tra 150 e 300 mila, secondo altre stime).  Si calcola che 20 mila donne furono stuprate, spesso con rituali aberranti.

Nel 1947 il Tribunale per i crimini di guerra di Nanchino condannò a morte Iwane Matsui e altri generali per crimini contro l’umanità.

Il principe Yasuhiko Asaka, zio dell’imperatore, l’ufficiale  più alto in grado presente a Nanchino, fu risparmiato in base al patto tra Mc Arthur e Hirohito, che escludeva condanne per i membri della famiglia imperiale.

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CI-XI  – L’IMPERATICE VEDOVA

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PUYI

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Emperor Henry Pu Yi, Puppet Monarch

ca. 1940 — Emperor Pu Yi (known as Henry Puyi in the west) was the last emperor of China. He was the first emperor of Manchuko from 1934-35, a puppet monarch for the Japanese. — Image by © CORBIS

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