MAO ZEDONG – LA CINA COMMEMORA I 120 ANNI DALLA NASCITA

Il 1 ottobre 207 è stato celebrato in piazza Tien’anmen il 68esimo anniversario della fondazione della Repubblica cinese.68ter

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Statua di Mao alla Università di Changsha City (Hunan University)

Il 26 dicembre 2013 è stato celebrato in Cina il 120esimo anniversario della nascita di Mao Zedong. Nonostante l’orientamento sempre più accentuato della Cina verso l’economia di mercato, Mao continua ad essere il simbolo della Repubblica Popolare Cinese.

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Una foto famosa di Mao

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ECCO ALCUNE FOTO STORICHE

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Mao nella vecchiaia

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Alcune foto di Mao con la sua segretaria Zhang Yufeng

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Mao con il primo ministro Zhou Enlai

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Mao con il presidente americano Nixon

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Mao con Kissinger

 

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Si celebra il 51esimo anniversario della impresa storica del presidente Mao: il 16 luglio 1966 nuotò nelle acque del fiume Yangtze, il più lungo dell’Asia. Secondo la stampa cinese dell’epoca, percorse 15 km in 65 minuti. Fu seguito dalle guardie del corpo e da cinquemila connazionali.

 

 

Mao nacque a Shaoshan nello Hunan nel 1893, dove passò la giovinezza. Nel 1918 si traferì a Pechino dove venne in contatto con le correnti radicali e rivoluzionarie; nel 1921 partecipò a Shanghai alla fondazione del Partito Comunista Cinese, sezione della Terza Internazionale; questo aderì al Partito Nazionalista, il Guomindang, guidato da Sun Zhongshan, sostenuto dai sovietici.

Quando Jiang Jieshi divenne nuovo capo del Guomindang e provocò la rottura con i comunisti (massacro dei comunisti a Shanghai nel 1927), Mao fu tra gli organizzatori della “sollevazione dei raccolti di autunno”.

Dopo la sconfitta, Mao con i suoi seguaci riuscire a fuggire tra le Montagne di Jinggang. Per sfuggire alle forze del Guomindang, deciso a eliminare i comunisti, fu compiuta la “Lunga Marcia”, una ritirata dalla provincia di Jiangxi nel sud-est  verso quella di Shaangxi, nel nord del paese.

Il 16 ottobre 1934 l’Armata Rossa di Mao Zedong iniziò la “lunga marcia” per sfuggire all’accerchiamento da parte delle truppe del Kuomintang di Chiang Kai-shek. Centomila uomini partirono da Jiangxi e percorsero 10 mila km, raggiungendo lo Shaanxi il 20 ottobre 1935, dove stabilirono a Yan’an il quartier generale del Partito Comunista Cinese. Dei 100 mila uomini partiti sopravvissero alle fatiche, agli stenti, ai bombardamenti aerei, ai continui combattimenti con le truppe nazionaliste.

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Dopo questo viaggio di 9600 km che durò da ottobre 1934 a ottobre 1935, Mao Zedong, alleatosi con Chou Enlai, si affermò come capo dei comunisti. Mao guidò la resistenza comunista contro gli invasori nella guerra sino-giapponesi (1937-1945).   In questo periodo sposò Jiang Qing (l’attrice Lan Ping).

Le strategie di Mao erano avversate da Chiang Kai-sheck, capo del  Guomindang. appoggiato sia dalla Unione Sovietica che dagli Stati Uniti.

L’Esercito di Liberazione Popolare, guidato da Mao Zedong, riuscì a sconfiggere il  Guomindang e il 1 ottobre 1949 fu fondata la Repubblica Popolare Cinese.

Dopo il consolidamento del potere, fu avviato una collettivizzazione forzata delle campagne. Tra il 1950 ed il 1952, un numero elevatissimo di proprietari terrieri fu sterminato. Non si trattava solo di grandi proprietari, ma di piccoli contadini. Secondo Mao, le vittime furono 800 mila, ma probabilmente furono alcuni milioni.

IL GRANDE BALZO IN AVANTI

Il Grande Balzo in Avanti rappresentò un nuovo modello di sviluppo che Mao lanciò nel 1958 e si proponeva di aumentare la produzione di derrate alimentari.

In opposizione al modello sovietico che considerava centrale l’industria pesante, il modello proposto da Mao privilegiava l’agricoltura e la piccola industria rurale.

Punto centrale era la collettivizzazione della agricoltura cinese, con esproprio dei proprietari privati. Ciò fu fatto con l’intervento dell’esercito per reprimere le ribellioni dei proprietari.

Il risultato finale del Grande Balzo in Avanti fu una grande carestia che ridusse il popolo cinese alla fame e che rese necessario l’abbandono del progetto nel 1960. Per ammissione del governo cinese morirono 14 milioni di persone; secondo autorevoli fonti internazionali, il numero di morti fu almeno doppio.

 L’Unione Sovietica, disapprovando l’ideologia cinese, ritirò il proprio supporto tecnico. Alcuni politici come Deng Xiaoping e Li Shaoqi cercarono di ridurre il potere di Mao, che perdette la presidenza della Repubblica a favore di quest’ultimo.

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Il Balzo in Avanti fu l’errore di calcolo più disastroso di Mao. Nel 1958 il Presidente ordinò un piano di industrializzazione a tutti i costi a scapito dell’agricoltura: seguirono tre anni atroci, aggravati da inondazioni e siccità che causarono probabilmente 45 milioni di vittime. Quelli tra il 1958 e il 1961 a Pechino sono chiamati «Tre anni amari di disastri naturali» e relegati in poche righe nei libri di scuola. Ancora oggi l’argomento è tabù e gli storici governativi contestano il numero delle vittime della carestia, sostenendo che furono «solo» due milioni e mezzo: anzi, questi revisionisti non parlano di morte per fame, ma per «fatalità nutrizionali».

Gli errori di Mao che per decenni relegarono la Cina tra i Paesi poveri sono stati corretti dalla grande apertura al mercato varata all’inizio degli anni Ottanta dal Piccolo Timoniere Deng Xiaoping.

Guido Santecchi

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        LA RIVOLUZIONE CULTURALE 

L’insuccesso della politica economica, avviata nel 1958 dal presidente Mao Zedong con “il grande balzo in avanti”, aveva portato alla formazione di una robusta opposizione interna, che trovava la sua guida più autorevole nel segretario del Partito comunista cinese, Deng Xiaoping.

Mao rischiava di essere emarginato dalla dirigenza del partito. Egli reagì allora con una mossa estremamente audace e ricca di fantasia: nel 1966 invitò tutti i giovani studenti, e in particolare i figli e le figlie degli operai, dei contadini poveri e dei soldati, a realizzare una “rivoluzione culturale”. Mao li esortò a dimenticare ogni timore ed a mettere in discussione i dirigenti del partito tutte le volte in cui il loro comportamento fosse stato giudicato sbagliato. I giovani studenti e le giovani studentesse delle scuole medie superiori e delle università accolsero questo appello con grandissimo entusiasmo. Moltissimi formarono gruppi autonomi che con pubblici “tazebao” (cioè manifesti murali) misero sotto accusa molti dirigenti. I membri della complessa galassia di questi gruppi giovanili vennero definiti collettivamente “guardie rosse”; il “libretto rosso”, una raccolta antologica di citazioni e di aforismi di Mao, fu il loro testo sacro.

Così, molti dirigenti comunisti furono formalmente accusati di reati e condannati al carcere; Deng Xiaoping fu destituito dalla sua carica e mandato a lavorare in fabbrica per “essere rieducato”. E’ chiaro che il movimento giovanile non avrebbe avuto la forza di raggiungere da solo simili risultati. Questo enorme sconvolgimento fu possibile perché la “rivoluzione culturale” ebbe l’appoggio del ministro della Difesa Lin Biao e dell’esercito che da lui dipendeva

Gli studenti coinvolti furono molti milioni. Essi furono invitati a non frequentare più le scuole, a restare permanentemente mobilitati per spostarsi in massa là dove era richiesta la loro azione. Era l’esercito che predisponeva sia i mezzi di trasporto per gli spostamenti in massa, sia i campi di accoglienza nei luoghi dove le “guardie rosse” erano chiamate a inscenare le loro manifestazioni di protesta o di intimidazione. Le iniziative erano spesso violente e prevedevano umiliazioni in pubblico di coloro che, a torto o a ragione, erano considerati avversari di Mao. Ci furono molte aggressioni fisiche che fecero un elevato numero di vittime.

Nel 1967, raggiunti i suoi principali obiettivi politici, Mao decise di bloccare il movimento giovanile che tuttavia era ormai in gran parte fuori controllo: gli studenti che facevano parte delle “guardie rosse” non intendevano tornare a scuola e inoltre erano divisi in gruppi in lotta tra di loro. Alla fine fu necessario il risoluto intervento dell’esercito per bloccare le loro attività e le loro lotte intestine. Nel 1969, la fase della “rivoluzione culturale” era chiusa e Mao era di nuovo al vertice del potere.

Questi furono i nudi fatti; si trattò quindi di una spietata lotta per il potere condotta con metodi non tradizionali e senza esclusione di colpi. Ma, per come fu presentata in Occidente, la Rivoluzione Culturale rappresentò nell’immaginario collettivo degli studenti un movimento di massa spontaneo ed antiautoritario. Per reinventare dalla base il socialismo, Mao aveva sollecitato la gioventù cinese ad “aprire il fuoco contro il quartier generale”. Anche in Italia sembrò maturo il momento di iniziare una “rivoluzione culturale” dalla base contro i valori e le gerarchie costituite.

Il IX Congresso del Partito Comunista Cinese, pur condannando gli eccessi della Rivoluzione culturale, riaffermò il valore del pensiero di Mao Zedong come base teorica del comunismo cinese.

Nel 1969 si verificarono scontri armati con i sovietici sul confine dell’Ussuri, che portarono ad un riavvicinamento con gli Stati Uniti nel 1972 con la visita del presidente Nixon.

Il X Congresso (1973) diede avvio ad una nuova fase che portò, nel gennaio 1975, all’entrata in vigore una nuova Costituzione.

Mao morì nel 1976, scatenando una feroce lotta per la successione. Un gruppo di dirigenti, guidato dalla vedova Jiang Qing e soprannominato spregiativamente la “banda dei Quattro” si sforzò di difenderne la eredità ideologica, ma venne rapidamente eliminato. Si impose la leadership di Deng Xiaoping che operò radicali riforme, ponendo le basi per il vertiginoso sviluppo della Cina.

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Oggi la leadership comunista sta rivalutando la filosofia confuciana come strumento per ristabilire quella pace sociale messa in pericolo da una inarrestabile espansione economica con corollario di corruzione diffusa e richieste di maggiori libertà individuali. La forza della cultura è la forza fondamentale dell’esistenza e della sviluppo di una nazione. Questa forza, sintetizzata in un concetto chiave, hexte shehui, cioè  società armoniosa, avrà un ruolo decisivo per curare guasti e ineguaglianze prodotti dallo straordinario, ma caotico sviluppo. “La cultura cinese sottolinea come la morale tradizionale possa assumere un ruolo importante nello sviluppo della economia di mercato socialista, accrescere la forza della nazione e spegnere i conflitti nella armonia. Vale la pena riprenderla ed attribuirle il ruolo che le spetta.”

Scacciato dalla porta della Storia da Mao Zedong, il filosofo simbolo della Cina antica rientra dalla finestra. Per Mao tutto quello che era “vecchio”, in primo luogo Confucio e la sua filosofia, doveva essere gettato nella “pattumiera della storia”. Nella Cina nata dalla rivoluzione comunista non c’era posto per la “cosiddetta cultura feudale” , che andava “eliminata senza esitazioni” dal buon marxista impegnato a “tagliare la coda al Capitalismo”.

Anche Mao, per altro, riconosceva che il marxismo doveva essere “adattato  alla realtà e alla cultura cinese”.

Ecco gli slogan di Mao:

  • Il potere politico nasce dalla canna del fucile.
  • La critica va fatta a tempo; bisogna disfarsi del brutto vizio di criticare dopo.
  • La politica è guerra senza spargimento di sangue, mentre la guerra è politica con spargimento di sangue.
  • Non dispiacerti di ciò che non hai potuto fare, rammaricati solo di quanto potevi e non hai voluto.

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L’anniversario è stato celebrato con la realizzazione di una serie TV, Mao Zedong, diretta dal regista Gao Xixi. La prima parte consta di 50 episodi. Ecco due scene della serie.

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Ecco alcune foto scattate in occasione dell’annuncio della serie TV

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