ALIBABA RIAPRE LA VIA DELLA SETA

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Alibaba, la società possiede la più grande piattaforma e-commerce del mondo,  ha cominciato a cavalcare la sfida del multichannel. Recentemente ha comprato due grandi catene di distribuzione di 1.500 punti vendita ciascuna.

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La Cina è uno dei mercati più appetibili per ritmi di crescita e potenziale di acquisto, ma con leggi restrittive: barriere burocratiche, dazi e differenze culturali rendono lo sbocco cinese complesso e selettivo. Su questo mercato però opera una piattaforma di ecommerce come Alibaba, che vanta 443 milioni di utenti attivi, di cui l’89% tra i 19 e i 30 anni. Il giro di affari è circa 485 miliardi di dollari. Ci sono 12 milioni di aziende che vendono in Cina sulle piattaforme di Alibaba; c’è circa un miliardo di prodotti in vendita, quasi sempre di piccole e medie imprese. Da ottobre 2015, Alibaba ha aperto 12 uffici in tutto il mondo, per spiegare alle aziende come funzionano le piattaforme e come fare per rendersi visibili. La sede di Milano è stata la prima in Europa, a testimoniare la importanza strategica che l’Italia ha per il mercato cinese. Sono presenti circa 150 store italiani sulle piattaforme Tmall e Tmall Global e i brand italiani sono oltre 1000.

Per essere su Tmall bisogna avere la legai identity cinese.  Dal 2014 è attivo anche Tmall Global, che permette anche alle aziende senza legal identity cinese e che non hanno presenza fisica in Cina  di vendere online.

 

 

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Jack Ma ha incontrato Donald Trump! Alibaba è ormai il supermarket virtuale della Cina! Ora Jack Ma ha comprato Lazada, compagnia di e-commerce indonesiano, e ha esteso il suo impero a tutto il SudEst asiatico e laa Corea del Sud. Alibaba è un “mercato virtuale”, dove milioni di venditori indipendenti offrono la propria merce e si fanno concorrenza al prezzo più basso.  Sono poi stati fatti forti investimenti nella logistica per gestire in prima persona il trasporto delle merci. (soprattutto tramite la società Calmiao). Jack Ma hapoi costruito un impero finanziario che si Chiama Alipay, che, da salvadanaio per gli acquisti sul sito, si è trasformato in un vero istituto bancario e gestisce ormai un terzo dei 2500 miliardi di dollari dei pagamenti online (tre volte quelli movimentati da PayPal).

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Buy+ è la novità del “single day”, o 11.11, la giornata che il gruppo da otto anni destina alle vendite online e che ha permesso di guadagnare nelle prime 14 ore un miliardo di dollari ogni sessanta minuti. Alle tre del pomeriggio erano già state superate le vendite dello scorso anno, con 91,2 miliardi di yuan. Anche chi vive nei piccoli villaggi può acquistare con un  telefonino e questa è la chiave per capire il successo di Alibaba.

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Il crollo della borsa cinese non basta a spiegare la caduta delle azioni di Alibaba che in un anno è scesa da 108 dollari ai 68 del 26 gennaio 2016. Non si tratta del minimo storico che è stato toccato nel settembre scorso, quando il prezzo è sceso a 57 dollari. Il prezzo di 68 dollari ha però un valore simbolico, perché si tratta del prezzo di collocamento. Le aspettative di allora si sono in parte ridimensionate. C’è da un lato la bassa crescita della Cina, ma, dall’altro, c’è la sempre più agguerrita concorrenza nel settore ecommerce. In Cina lo shopping online è cresciuto del 39% nel primo semestre 2016, contro l’11% di quello tradizionale. Alibaba con 307 milioni di utenti, pari al 47% del mercato fa la parte del leone, ma è costretta a giocare in difesa. Secondo le voci, i suoi concorrenti JD.com e Vipshop crescono più in fretta. C’è poi il problema dei prodotti contraffatti venduti su alcuni dei siti gestiti da Alibaba, che ha attirato l’attenzione della agenzia governativa Us Trade Representative. Finire sulla lista nera degli Stati Uniti in materia di contraffazione è un rischio da non sottovalutare. Alibaba sconta anche la perdita di un grosso azionista, il miliardario russo Alischer Usmanov che aveva investito in fase di collocamento ed ora ha annunciato di avere cominciato a vendere.

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L’11 novembre, il “singles day” è una sorta di San Valentino cinese. 11 11: una data composta di soli 1 è apparsa la più adatta per festeggiare i single. Ma fa festa soprattutto Alibaba, che pensa di arrivare a fine giornata a 14 miliardi di dollari di vendite, stracciando il record dell’anno scorso! Le vendite online in Cina corrono grazie al continuo aumento della popolazione connessa, arrivata ormai a 668 milioni di utenti!

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Nei tre mesi terminati al 30 settembre 2015, Alibaba ha registrato ricavi record di 22,17 miliardi di yuan, rispetto ai 21, 25 miliardi attesi dagli analisti. Il volume dei beni scambiati sul mercato delle vendite al dettaglio in Cina è cresciuto del 28% a 112 miliardi di dollari. Le entrate nel business mobile sono quasi triplicata a 1,66 miliardi di dollari.

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L’ultima trimestrale non ha convinto: il fatturato è cresciuto, ma gli utili sono scesi! Forse c’è qualcosa che non va, se Jack Ma ha deciso di rimuovere il ceo Jonathan Lu, sostituendolo con   Daniel Zhang. Zhang ha 43 anni: è nato nel 1972. La sua immagine è il nuovo volto di Alibaba, dove, secondo Ma, la leadership deve andare ai manager nati negli anni ’70. L’obiettivo di Lu era di portare l’azienda oltre l’ecommerce. Infatti Alibaba offre una serie di servizi aggiuntivi che vanno dal cloud Kanbox a Tmall, equivalente di Amazon, dalla vendita online di viaggi Taobao Travel alle mappe online Autonavi. Ci sono poi il fondo di investimenti Yu’e Bao, il servizio di pagamenti online AliPay, il negozio di applicazioni per dispositivi Aliyun App Store.

Un cambio di passo era necessario per frenare la caduta del titolo. Ma aveva varato anche una politica di austerity che però non aveva convinto gli investitori. A inizio maggio però lo scenario è cambiato. Il fatturato del primo trimestre è arrivato a 2.8 miliardi di dollari con un balzo del 45%. Il nuovo volto di Zhang inoltre ispira fiducia. Si deve a lui l’iniziativa del singles day dell’11 novembre, che è gradualmente diventato il più grosso evento di shopping a livello mondiale.  Il so obiettivo è continuare a fare soldi, espandendo l’azienda dalla Cina al resto del mondo. Servono manager giovani, dinamici, con buona padronanza dell’inglese come Zhang.

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I colossi cinesi sono pronti a mettere mano al portafogli per accaparrarsi quote delle startup americane. Così Alibaba ha investito 200 milioni di dollari nella applicazione di messaggistica Snapchat., facendo salire la sua valutazione a 15 miliardi di dollari. Potrebbe essere la carta da giocare per competere con WeChat, l’app di messaggistica sviluppata dalla rivale Tencent. Alibaba ha anche deciso di puntare 250 milioni su Lyft, l’app di trasporti privati.

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IL PREZZO VOLA a 120 DOLLARI Poi non ha fatto che scendere fino a  80.

Negli ultimi tre mesi gli incassi del gruppo Alibaba sono saliti del 54%. Rispetto ai 68 dollari del prezzo di collocamento le azioni hanno già toccato i 110 dollari, cioè quasi raddoppiando il valore in meno di due Mesi! Intanto il fatturato di Amazon è salito “solo” del 20%!

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Per due ore la forte richiesta ha impedito al titolo di fare prezzo! Il rialzo è di oltre 35 punti percentuali! Il prezzo è arrivato a sfiorare i 100 dollari!

Alibaba è più grande di Amazon, eBay e Paypal messe insieme. Può contare su 279 milioni di clienti attivi che ogni anno piazzano ordini per 300 miliardi di dollari.

In base alla normativa cinese, gli investitori stranieri non possono controllare gli asset strategici del paese. Di qui il ricorso a una struttura definita “entità a interesse variabile” (Variable interest entity). Chi acquista azioni Alibaba, acquista azioni di una entità situata alle Cayman, che per contratto riceve gli utili di Alibaba e dei suoi asset, ma non la controlla.

La Cina si è rivelata uno dei terreni più favorevoli per l’e-commerce, grazie anche  alla estensione del territorio, l’assenza di strutture capillari di distribuzione organizzata e alcune caratteristiche particolari del Paese. Si prevede che l’e-commerce passerà dal 15% del mercato complessivo al 20-25% nel 2020. La presenza in Cina della quasi totalità delle fabbriche di componentistica e di assemblaggio finale, con le conseguenti necessità di approvvigionamento, spiega l’esplosione del commercio elettronico in Cina, però anche gli acquisti dei consumatori finali cominciano a raggiungere valori assoluti interessanti. D’altra parte, il fatto che milioni di ricchi consumatori cinesi spendano all’estero per beni di lusso assai di più degli europei evidenzia la difficoltà di trovare canali tradizionali in patria e quindi la possibilità di crescita dell’e-commerce.

Alibaba non è molto amato dal sistema bancario cinese, in primo luogo per il lancio di Alipay, il sistema di pagamenti dell’e-commerce,  messo in piedi da Jack Ma e dai suoi soci. Alipay trattiene il denaro degli acquirenti a garanzia, finché non confermano la consegna della merce ordinata, evitando controversie. Inoltre, nel periodo dell’ultimo Capodanno cinese (31 gennaio), Ma ha lanciato il suo fondo di gestione monetaria, con quote anche di pochi euro. Essendo quello un periodo di regali, è partita una gara a regalare quote del fondo che in poco tempo ha raccolto 100 miliardi di dollari. Il fondo ha cominciato a pagare rendimenti molto più alti di quelli offerti dalle banche sui depositi (massimo 3%). Ciò costituisce un pericolo per il sistema bancario cinese che teme un deflusso di capitali.

L’esordio record dell’Ipo ha fruttato miliardi di dollari al fondo sovrano cinese e a società di intermediazione collegate a figli e nipoti di alcuni leader del Partito, tra cui l’ex presidente Jiang Zemin e l’ex premier Wen Jiabao. I legami di alto livello potrebbero proteggere il futuro del gruppo. Ciò è importante per evitare che i tribunali cinesi dichiarino illeggittime le “entità a interesse variabile”.

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INIZIO A 68 DOLLARI

Alibaba aveva già alzato il prezzo di collocamento a 66 – 68 dollari, a causa della forte richiesta di titoli,  e 68 dollari è stato il prezzo definitivo di collocamento! Sono stati raccolti 21.8 miliardi di dollari. Se le banche sottoscrittrici eserciteranno l’opzione sui titoli, si arriverà a 25 miliardi.

L’esordio avviene oggi 19 settembre al NYSE sotto il simbolo BABA. Il CEO Jack Ma suonerà la campanella alle 9.30 ora di New York. Il test degli scambi effettivi darà informazioni sulla credibilità della strategia futura di Alibaba. E’ prevista una serie di acquisizioni per permettere al colosso cinese di diventare una azienda globale. Si tratterà di vedere se l’espansione avrà un impatto positivo sulla redditività.

Ci sono poi dubbi sulla trasparenza e la governance! Nonostante la quotazione, il controllo della società resta in mano ad un ristretto gruppo di 30 partner, tra cui Jack Ma, che nomineranno la maggioranza degli esponenti del board.

Il prezzo potrebbe oscillare fortemente, perché sono possibili vendite per 8 miliardi di dollari di azioni da parte dei soci iniziali, non soggette a clausole di lockup.

Si aspetta comunque di vedere se ci sarà il rally del primo giorno, secondo la consuetudine delle matricole.

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LA PIU’ GRANDE IPO DELLA STORIA!

In due giorni di roadshow si è quasi concluso il collocamento delle azioni in sottoscrizione!

“How Alibaba has impacted China”: un filmato di 7 minuti descrive una Cina senza inquinamento e senza comunismo, dove lo spirito imprenditoriale può trovare fertile terreno, senza ostacoli. E’ stato mostrato agli investitori che lunedì hanno affollato il Waldorf Astoria a New York.

Però, é vero che Alibaba ha dato un forte impulso al settore delle vendite online e ha creato milioni di posti di lavoro in Cina.

A 66 dollari, massimo della forchetta, Jack Ma rastrellerebbe 21.8 miliardi che salirebbero a 25.03 se le banche se le banche sottoscrittrici sottoscrivessero più azioni per soddisfare la frenetica domanda.

Al debutto a Wall Street sotto il simbolo BABA, la società potrebbe doppiare il debutto di Facebook, avvenuto a 104 miliardi, tenendo conto che ai 170 miliardi, prezzo massimo dell’Ipo, si potrebbe aggiungere il rally che accompagna il debutto dei titoli.

I titoli che sono sbarcati nell’ultimo anno a Wall Street, nel complesso, possono vantare guagagni del 40%. Almeno 50 investitori istituzionali hanno chiesto di investire oltre un miliardo.

Ci si chiede come saranno investiti i capitali raccolti;  tenendo conto anche di eventuali prestiti Jack Ma potrebbe mobilitare fino a 50 miliardi. In Cina sono state acquisite case cinematografiche e di video, società di robotica e gruppi di realtà virtuale. Lo shopping potrebbe ora estendersi agli Stati Uniti e all’Europa.

Alibaba potrebbe rivaleggiare con Google, che dal settore Internet si è esteso in molteplici direzioni. Il colosso cinese con 248 miliardi nel commercio elettronico, già supera il totale di Amazon ed eBay.

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CI SIAMO!

Il roadshow è iniziato l’8 settembre. 500 invitati al Waldorf Astoria hotel a New York. L’obiettivo è raccogliere 21,1 miliardi di dollari. Ci saranno cento incontri con investitori istituzionali nelle principali capitali finanziarie mondiali (tra cui Boston, Londra, Medio Oriente, San Francisco e infine New York). Le Banche che si occupano del collocamento sono: Credit Suisse, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Jp Morgan, Morgan Stanley, Citigrup. Due squadre di dirigenti del gruppo ( soprannominati in codice i “rossi” e gli “arancione”), accompagnati da rappresentanti delle banche che curano il collocamento,  incontrano gli acquirenti potenziali.

La forchetta di prezzo è compresa tra 60 e 66 dollari per azione.  Al punto medio della forchetta, la valutazione sarebbe di 156 miliardi di dollari, non molto dietro Amazon.com e più di eBay, LinkedIn e Twitter combinate. A 66 dollari, la valutazione massima complessiva sarebbe  di 162,7. Ciò corrisponde a 17 volte i ricavi dell’ultimo esercizio e 40 volte gli utili annuali.

Saranno collocate 320,1 azioni, pari al 13% del capitali. Il prezzo delle azioni si saprà il 18 settembre, permettendo di conoscere il valore dell’Ipo. Il debutto al New York Stocks Exchange  avrà luogo il 19 settembre.

Senza dubbio il controllo della compagnia è nelle mani di Jack Ma, che è la faccia pubblica, il capo negoziatore, il capo stratega e il principale investitore individuale con il 9% delle azioni.

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AliBaba è il maggiore sito di e-commerce nato in Cina, anche se il 24% delle azioni appartiene a Yahoo. Ha 20.884 dipendenti e tre siti: Taobao, Tmall e Juhuasuan. Gestisce le transazioni di 231 milioni di utenti per 248 miliardi di dollari: più di Amazon ed eBay messe insieme. Controlla l’80% del commercio elettronico cinese. Ora sta per quotarsi alla Borsa di New York, disdegnando Hong Kong e Shanghai, per via dei regolamenti più flessibili. Il record di Facebook è in pericolo; Mark Zuckerberg raccolse 16 miliardi di dollari all’atto dell’Ipo. Il collocamento del 12% di Alibaba potrebbe raggiungere i 20 miliardi di dollari.

La scelta è il Nyse (New York Stoch Exchange), snobbando il listino tecnologico che sembrava la sua destinazione naturale, cioè il NASDAQ. La scelta del Nyse sembra legato al flop del Nasdaq in occasione del debutto del 2012 di Facebook. Il valore di capitalizzazione di Alibaba oscilla tra 200 e 250 miliardi di dollari. Prendendo per buona la valutazione più bassa di Bloomberg (168 miliardi di dollari), il colosso cinese sarebbe la terza compagnia tecnologica del Nyse alle spalle di Ibm e Oracle. Una capitalizzazione di 250 miliardi corrisponde a 70 volte l’utile 2013, mentre Google quota a 30 volte l’utile. Va però tenuto presente che i ricavi di Alibaba crescono del 45% ogni anno, mentre i margini si espandono del 20% circa.

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Il presidente è il dinamico ed intraprendente Jack Ma, che, dopo avere iniziato come professore di inglese, si è buttato a capofitto nello studio ed applicazione delle tecnologie Internet, fino a fondare nel 1999 AliBaba. L’obiettivo era aprire il canale del commercio alle aziende ed ai consumatori cinesi.

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Entro fine anno, AliBaba intende lanciare una piattaforma finanziaria con un gruppo di partner di primissimo piano, come Bank of China, China Telecom, China Unipay. Si tratta di una piattaforma ad alta tecnologia che, però, ha valore soprattutto sul piano economico, come strumento per incentivare lo sviluppo.

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Alibaba ha inviato alla Sec i dati sul suo business nel maggio 2014, rispondendo così agli investitori.

Il sito di shopping Taobao l’anno scorso ha gestito 177 miliardi di dollari di transazioni, mentre il sito più piccolo Tmall ne ha gestite per 70 miliardi. C’è poi una terza piattaforma online: Juhuasuan.  La americana Amazon nel 2013 ha gestito transazioni per cento miliardi di dollari.

Nel primo trimestre 2014, Tmall ha gestito transazioni per 22 miliardi di dollari, con una crescita del 90%. Taobao è arrivata invece ad un volume di 47 miliardi, con una crescita del 32%.

 Il margine operativo trimestrale di Alibaba è sceso dal 51,3% al 45,3%, a causa di un aumento delle spese di marketing. Le trnsazioni sono aumentate nel promettente settore degli smartphone, nel quale le transazioni hanno raggiunto il 27,4% dal 10,7% di un anno prima. Vengono rivelati i nomi dei 27 partner al vertice di Alibaba, che nominano più della metà del board del gruppo.

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Alibaba ha investito nella società China Vision Media Group Ltd. (CVMG), quotata alla Borsa di Hong Kong, diventando il maggiore azionista.

L’investimento è stato di 6.24 di dollari per il 59.32 %.

Liu Chunning, vice-presidente di Alibaba, diventerà presidente di CVMG.

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Ecco un esempio di videata del sito.

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Ecco una immagine di un sito, con l’elenco degli step per un acquisto.

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Lancio di Yu Le Bao, sito di entertainment

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