TERZA SESSIONE PLENARIA DEL COMITATO CENTRALE DEL CPC

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La folla assiste alla cerimonia dell’alzabandiera in piazza Tienanmen per la terza sessione plenaria del 18-mo Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese.

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La terza sessione plenaria del 18-mo Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese si è svolta dal 9 al 12 novembre a a Pechino ed ha avuto come oggetto l’approfondimento delle riforme.

Il lunghissimo comunicato, emesso al termine del Terzo Plenum del Comitato centrale comunista, ha affrontato due capitoli: apertura al mercato e riforme.

Si preannuncia una apertura verso il settore privato della economia e la convertibilità dello yuan. “Saranno prese misure per spezzare i monopoli e introdurre la competizione”. Le affermazione sono però vaghe ed appaiono più come una dichiarazione di intenti che come un piano operativo.

E’ stato deciso di allentare “la politica del figlio unico” e di abolire i “campi di rieducazione attraverso il lavoro”.

Viene rivista la politica del figlio unico: d’ora in poi, nelle città, le famiglie in cui uno dei genitori sia figlio unico potranno avere due bambini.

E’ stato abolito poi il “laojiao”, il sistema di “rieducazione attraverso il lavoro”. Si trattava di campi di concentramento per piccoli delinquenti, prostitute e per i “contro-rivoluzionari”. Era una punizione a discrezione dell’autorità di polizia, senza intervento della magistratura.

E’ stato promesso anche di ridurre il numero dei reati soggetti a pena di morte. E’ previsto un allentamento della politica dei permessi di residenza (gli “hukou”).

Questo comunicato sembra la prova del prevalere del gruppo riformista di Xi Jinping contro gli elementi conservatori nel partito. Xi sembra però deciso a mantenere uno stretto controllo del partito sulla vita politica del paese. Severe restrizioni sono previste sui media e su Internet.

E’ comprensibile il timore di perdere il controllo per l’impatto che le riforme economiche potrebbero avere sul paese. D’altra parte le riforme sono indispensabili. Il paese deve fare fronte a un calo delle esportazioni. Sono finiti i tempi della crescita a doppia cifra. Quest’anno ci si dovrà accontentare di un tasso di crescita del 7-7,5%.

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Intanto la Cina continua a sviluppare nuove tecnologie e ad avviare nuove attività.

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Il rompighiaccio Xuelong nei mari del Sud

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