CREAZIONE DI UNA ZONA DI LIBERO COMMERCIO A SHANGHAI

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Il 19 settembre 2014 visita il centro logistico di Waigaoqiao durante la sua ispezione alla Zona Pilota di Libero Commercio di Shanghai.

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Li Keqiang visita la filiale della Bank of China nella Pilot Free Trade Zone

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A metà ottobre 2014 dovrebbe partire lo ShanghaiHongKongconnect, cioè il   nuovo legame tra la borsa di Hong Kong e quella di Shanghai. Sarà possibile acquistare  568 titoli alla borsa di Shanghai attraverso conti di brokeraggio basati a Hong Kong. Si potranno quindi in futuro negoziare direttamente i titoli sulle borse della Cina continentale. Viene così superato l’attuale sistema basato su licenze e quote. In una prima fase per l’accesso alle azioni A (titoli denominati in renmimbi di società costituite nella Cina continentale e negoziate a Shanghai e Shenzen) è previsto un tetto massimo giornaliero  di 13 miliardi di yuan.

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Martedì 8 ottobre 2013, primo giorno utile per la registrazione, ha visto 577 imprese registrarsi alla zona libera pilota. Però, forse, Shanghai ha corso troppo, mentre Pechino tende a frenare. L’inaugurazione è avvenuta alla presenza del ministro del Commercio, mentre il premier Li Keqiang era assente.  I media cinesi da tre mesi parlavano della “free zone”, paragonandola alla Shenzen di Deng Xiaoping del 1979, la prima “zona economica speciale”, che fu il punto di partenza del boom cinese, che dura da trent’anni.

La “free zone” non sembra più essere in testa alla lista delle priorità. Forse i riformatori stanno incontrando forti opposizioni a Pechino e sono costretti a frenare le innovazioni. Sono ancora da definire le normative che dovrebbero regolare le transazioni nella zona.

Intanto a Hong Kong si teme che la Cina voglia fare di Shanghai la capitale finanziaria futura dell’Asia.

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La Free Trade Zone è decollata domenica 29 settembre 2013.

Il Ministro del Commercio Gao Hucheng ha detto che la zona deve diventare un progetto pilota per la riforma economica ed un modello per rafforzare l’economia cinese. Le pietre angolari sono la riforma delle strutture di potere e la trasparenza del governo con positivi cambiamenti nel coordinamento della politica, tracciabilità delle informazioni e valutazione degli effetti. Il ruolo del governo deve trasformarsi da amministrativo ad un ruolo di supervisione. Le imprese non dovranno più cercare l’approvazione del governo per molte delle cose che faranno nella zona libera.  Il trattamento degli investitori esteri dovrà essere analogo a quello degli investitori cinesi nei settori non soggetti a restrizioni. Sarà introdotto un sistema di registrazione via Internet che non avranno più bisogno di un permesso del governo.

La “Free trade zone” dovrebbe comprendere sei settori: servizi finanziari; spedizioni e logistica; commercio; servizi professionali; cultura ed intrattenimento; salute e istruzione.

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Han Zheng, leader a Shanghai, ha preso parte alla cerimonia inaugurale

中国(上海)自由贸易试验区将于9月29日正式挂牌

Il Comitato Permanente del Shanghai Municipal People’s Congress ha deciso adeguare i regolamenti della città.

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Il South China Morning Post,  in articoli del 5 settembre 2013 e del 24 settembre a firma di George Chen, dà notizie della creazione di una “free-trade zone” a Shanghai. Le  “free-trade zone” sono aree all’interno di uno stato, in cui il governo concede agevolazioni per le attività imprenditoriali.

Pechino vuole che la nuova zona faccia da battistrada sulla terraferma per una più ampia convertibilità dello yuan e tassi di interesse più liberi e fissati dal mercato.  Un documento interno del governo sul lancio della zona la definisce un primo passo nella riforma lungamente attesa degli scambi con l’estero e e dei tassi di interesse. Viene altresì sottolineata l’importanza di tenere sotto controllo i potenziali rischi finanziari. Ci sarà una lunga fase di sperimentazione, che potrebbe durare tre anni. Gli investitori potranno muovere i capitali in entrata e in uscita dal Paese con maggiore facilità e le banche e le banche, non il governo, decideranno i tassi d’interesse sui depositi.

Il documento afferma: “A condizione che i rischi possano essere controllate, le imprese possono avviare la convertibilità dello yuan in conto capitale per transazioni nell’ambito della zona”.

Lo yuan è già convertibile nel commercio, ma Pechino impone restrizioni sulla sua convertibilità in conto capitale, principalmente a causa della preoccupazione che gli eccessivi flussi monetari in entrata ed in uscita possano minacciare la crescita della economia.

Il documento non chiarisce se il governo garantirebbe la piena convertibilità dello yuan in conto capitale. E’ infatti rimasto prudente sui ri potenziali rischi di una maggiore convertibilità, anche nella zona.

La free-trade zone di Shanghai “può pure realizzare tassi finanziari definiti dai mercati. Il prezzo può essere fissato dalle istituzioni finanziarie in base alle esigenze del mercato”.

Il governo consentirebbe alle aziende maggiore uso dello yuan nelle transazioni transfrontaliere con origine nella zona.

Liu Ligang, il capo economista di ANZ Hong Kong, ha detto: “Crediamo che Shanghai progetti di costituire un’altra Hong Kong attraverso la zona di libero commercio. Molte imprese possono scegliere di spostare le loro principali attività di affari attualmente svolte a Hong Kong. In aggiunta, la vicinanza al mercato principale di Shanghai può incrementare il volume di flussi transfrontalieri”.

Si capisce che il Premier Li Keqiang ha supportato la scelta di Shanghai che ha messo in ombra la zona economica speciale di Qianghai, precedentemente approvata dal governo come terreno per mettere alla prova la globalizzazione dello yuan.

Secondo certe fonti, l’obiettivo finale è trasformare in free zone tutto il Pudong (1.210 kmq). Si è comunque scelto di partire con una zona più ristretta, perchè il lancio avvenga in maniera sicura e con successo.

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 Secondo certe fonti, Pechino intende attenuare i controlli sull’accesso internet ai siti web stranieri considerati politicamente sensibili, come Facebook, Twitter ed il sito del New York Times.

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Il distretto finanziario di Pudong visto dalla Shanghai Tower (Foto Reuters)

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Vista panoramica dalla sommità della Shanghai Tower in costruzione a Shanghaiù

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Il porto con acque profonde di Yangshan

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Il porto con acque profonde di Yangshan , si trova nella baia di Hangzhou vicino a Shanghai. E’ un porto per navi container.

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Cai Mingzhao, capo del China’s State Council Information Office, ha incontrato il CEO di Facebook Sheryl Sandberg il 10 settembre 2013 a Pechino.

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Che cos’è una zona di libero scambio? E’ un’area, in cui le merci sono registrate, ma non controllate dalle dogane, consentendo un libero flusso di beni e servizi. Può essere realizzata in un paese o intersecare più paesi, eliminando tariffe e barriere commerciali.

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ZONE DI LIBERO SCAMBIO IN CINA

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liLi Keqiang incontra il primo ministro tailandese Yingluck Shinawatra a Bangock

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Volo di lanterne per festeggiare l’amicizia cino-tailandese

Tira aria di apertura: Li progetta di costituire una banca di compensazione in yuan per il regolamento monetario degli scambi tra i due paesi.

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Il Bund di Shanghai lungo il fiume Huangpu nel 1928, nel periodo d’oro delle “concessioni”, le zone della città dove le potenze occidentali esercitavano pieni poteri.

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Il Bund come è oggi

Il Bund (Waitan) è un viale che bordeggia la riva destra del fiume Huangpu ed è uno dei simboli architettonici più importanti di Shanghai.  Con lo sviluppo economico del XIX e del XX secolo, questo luogo diventò il centro commerciale  di Shanghai. Esso ospitava numerose banche straniere. All’alba degli anni ’40, comprendeva i centri d’affari della maggioranza delle imprese straniere in Cina. Con l’arrivo al potere dei comunisti, la quasi totalità delle istituzioni finanziarie abbandonarono la città e gli alberghi ed i club cessarono la loro attività. Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, la maggior parte degli edifici del Bund venne restaurata e trasformata in alberghi, banche o istituti finanziari.

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Shanghai Tower

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Immagini di Shanghai

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