THE GRANDMASTER

L’azione si svolge durante l’invasione giapponese della Cina. Il grande maestro di arti marziali Gong Baosen incontra a Foshan Yip-Man, uomo ricco e colto, che pratica il kung fu per passione e che è un maestro di Wing-chun (1897-1972). Nasce un amore tra Yip e Gong Er, figlia del maestro: l’unica a conoscere l’infallibile tecnica paterna delle “64 mani”. Tale amore non può svilupparsi nel contesto tormentato del conflitto mondiale, della guerra civile cinese, della separazione di Hong Kong dalla Cina. Yip insegnò a Bruce Lee le arti marziali della Cina del Sud.

E’ un film di struggente bellezza, in cui sono incastonati kung fu e amore, nel quadro della invasione giapponese della Cina. E’ un film estetizzante con una accurata ricostruzione degli interni, un soffermarsi sui primi piani degli attori, un lento fluire delle immagini en ralenti, immagini di una Cina anteguerra, ma che sembra fuori del tempo. Una affascinante coreografia stempera la violenza dei combattimenti, traformandoli in eleganti balletti ( i duelli sono coreografati da Yuen “Kill Bill” Wo Ping). A  Wong non interessa la precisione della ricostruzione storica, ma l’eleganza delle inquadrature e la ricerca stilistica.

Le arti marziali sono una antica tradizione della Cina ed ancora godono di grande popolarità. Il kung fu non è solo una tecnica, ma anche un codice di onore che impone rispetto, disciplina, consapevolezza. Il film inizia con un combattimento, in cui Yip sconfigge, sotto una pioggia battente, un gran numero di avversari. Quando Gong Boasen decide di ritirarsi sceglie come avversario nel suo ultimo combattimento Yip che lo sconfigge. Gong Er non può essere a capo della scuola, perchè, come donna, non potrebbe combattere. Comunque, Gong Er, per riscattare l’onore del padre e della sua scuola,   combatte a sua volta con Yip. E’ un combattimento che sembra un corteggiamento con sguardi che si incontrano e corpi che si sfiorano pur nella rigorosa esecuzione delle mosse. C’è una serie di acrobazie su una rampa di scale con Gong Er che alla fine rimane più in alto e quindi può sembrare vincitrice, anche se c’è una sostanziale parità. Ma è un combattimento “amichevole” che si svolge all’interno di un lussuoso bordello, il “Padiglione d’Oro”, punto di incontro degli appassionati di arti marziali .

Con ben altro spirito Gong Er affronta Ma San, un collaborazionista giapponese, un allievo ingrato e ambizioso che è stato cacciato dal padre e che lo ha ucciso. La ragazza rinuncia all’imminente matrimonio per vendicare il padre. I due si affrontano accanto ad un interminabile treno che fa da sfondo a tutto il combattimento. Gong Er riesce vincitrice e ferisce e umilia Ma San, ma riporta una grave ferita che condizionerà la sua successiva esistenza.

Ad un certo punto abbandonerà la sua professione di medico e passerà molto tempo nelle sale da tè; forse si droga, perchè la ferita la fa soffrire. Morirà a Hong Kong nel 1953.

In un ultimo incontro con Yip dice di avere inutilmente sperato di vederlo tornare. Ora è stanca e non si aspetta niente, non ha più speranze. Yip, però, aveva una moglie, morta poi  di malattia, e due bambine morte a causa della invasione giapponese.

Gong Er dice di avere dimenticato l’arte infallibile delle 64 mani; con lei finisce la grande scuola di suo padre. Yip le ricorda che i principi delle arti marziali impongono di avere fiducia.

Yip riparte daccapo e fonderà una nuova scuola nel sud che avrà come allievo Yip.

Essere. Sapere. Agire. Queste sono le regole profonde delle arti marziali che permettono di vivere in pienezza.

Nel film compare anche “Razor” Yixiantian, spia nazionalista e nemico giurato del governo fantoccio voluto dai giapponesi.

 

locandina

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ALTRE SCENE

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La scuola di Yip Man

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Il regista Wong Kar-wai

Non si può non inchinarsi davanti alla maestria del regista, capace di approfondire le relazioni umane, di rappresentare i rapporti tra i sessi e di descrivere l’ambiente delle arti marziali. Wong Kar-wai è un regista unico che qui fornisce un magnifico ritratto di Yip e Gong Er. Ha impiegato quattro anni per realizzare il film, dopo 8 anni di preparazione. Il risultato è straordinario.

Il film è stato proposto dai produttori cinematografici di Hong Kong per il premio Oscar per il migliore film straniero.

Zulu Premiere - 66th Cannes Film Festival

Zhang Ziyi

CAST

Tony Leung –  Ziyi Zhang – Chang Chen – Zhao Benshan – Xiao Shenyang – Dong Hye Kyo

Il trailer ufficiale è:

http://www.youtube.com/watch?v=BO1yfTfozhk

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Il 13 dicembre 1937 ebbe luogo il massacro di Nanchino ad opera dei giapponesi. 300.000 cinesi furono uccisi. Il 13 dicembre 2013 si è celebrato il 76-esimo anniversario.

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