LE MULTINAZIONALI ABBANDONANO LA CINA?

Aveva cominciato la Swatch annunciando, tra la sorpresa generale, la sua intenzione di riportare in Svizzera la sua produzione di orologi. La costruzione di una fabbrica ad alta automazione offre nuove prospettive: i più alti salari, pagati nella Confederazione elvetica, saranno compensati dalla minore quantità di lavoro necessario nella produzione e dai minori costi logistici e di trasporti.

Arriva ora la svolta della Apple, che vuole essere alla testa del movimento per la reindustrializzazione degli Stati Uniti.

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L’argomento è trattato da un articolo di Quentin Hardy sul New York Times del 7 dicembre 2012. L’autore osserva che la decisione della Apple di riportare in patria una parte della produzione di computer è positivo per i posti di lavoro americani.

Oggi, i crescenti costi dell’energia ed il mercato globale dei computer stanno cambiando il modo, in cui le imprese producono le loro macchine. La Hewlett-Packard, che produce 50 milioni di computer l’anno attraverso i suoi impianti ed i subfornitori, produce molti dei suoi modelli più grandi di desktop in aree ad alto costo, come Indianapolis e Tokio per risparmiare sui costi di carburante e servire i clienti business rapidamente.

“E’ importante che i clienti ricevano il prodotto ordinato entro cinque giorni ed è motivo di orgoglio per i consumatori locali leggere su una etichetta che dice Fabbricato a Tokio.” ha detto Tony Prophet, vice-presidente anziano del dipartimento Personal Computer e stampanti della HP. Cinque anni fa, ha detto, la HP fabbricava la maggior parte dei suoi computer in Cina, mentre ora sono fabbricati in Repubblica Ceca, Turchia e Russia.

H.P. vende questi tipo di computer particolarmente ai clienti business. Analogamente, i Mac che la Apple progetta di costruire negli Stati Uniti, sono grandi macchine; non è chiaro se la Apple abbia l’obiettivo di incrementare le sue vendite nel mercato business. Gli iPhone e gli iPad saranno invece ancora fabbricati in Cina.

“Se Cook porta indietro l’assemblaggio dei computer negli Stati Uniti, ciò riguarderà probabilmente beni più grandi e di minore valore che Apple vuole vendere localmente. Un prodotto di alto valore, come iPhone o iPad, avrebbe impatto maggiore. Cook vuole solo portare buone notizie in casa Apple.” Così dice un analista, Rob Enderle.

Il costo del lavoro, che è circa il 4-5% del prezzo al dettaglio, è solo leggermente più alto del costo della spedizione per via aerea. Presto, anche questo potrebbe cambiare a causa delle forze abbinate di minori costi di fabbricazione e più alti costi di trasporto che nascono dall’attività globale.

Il valore dei computer consiste soprattutto nei semiconduttori, come i processori e chip grafici, e negli schermi. Qui il mercato é globale e concentrato in poche aree. Il principale produttore, Intel, ha impianti in Oregon, Arizona, Nuovo Messico, Israele, Irlanda e Cina. Gli schermi dei computer sono fabbricati a Taiwan e nella Corea del Sud.

Una tendenza emergente nella produzione, i robot specializzati, promettono di essere più a buon mercato dei lavoratori cinesi nell’assemblaggio. La parte più costosa del computer, la scheda madre, caricata con microprocessori e memoria, è già oggi prevalentemente prodotta da robot. Gli operai compiono operazioni come  mettere in sede le batterie e   inserire gli schermi.

Allorchè più robot sono fabbricati da altri robot, allora “l’assemblaggio può essere fatto negli Stati Uniti, come in ogni altro luogo.” ha detto Enderle. “Ciò comporterà la sostituzione della maggior parte dei lavoratori, anche se servirà un piccolo numero di persone per gestire i robot.”

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Nell’articolo “The CEO of General Electric on Sparking an American Manufacturing Renewal”, pubblicato sulla Harvard Business Review del 1 marzo 2012, Jeffrey Immelt parla del rinnovato impegno della GE nella manifattura in USA.

Immelt parla di Appliance Park, in Louisville, Kentucky, dove 50 anni fa General Electric fece forti investimenti, salvo poi abbandonarlo  gradualmente per spostare la produzione in Cina. Ora è sede di un data center, uno dei pochi che hanno ricevuto la Platinum LEED certification. Un software integrato ed un data center sostituirà 330 sistemi sparsi con un investimento di 800$ di dollari.

“Partecipiamo ad una sfida globale, in cui la competizione è più dura, i clienti sono più esigenti ed il ritmo di cambiamento è più rapido. Per vincere, dobbiamo partecipare e dobbiamo migliorare ovunque facciamo affari. Così, dobbiamo trovare il luogo, in cui possiamo sviluppare e produrre i migliori prodotti e servizi  ai più bassi costi, dovunque ciò possa avvenire. Ci approvvigioniamo di materie prime e produciamo prodotti all’estero ed investiamo nei nostri centri di “Ricerca e Sviluppo” nel mondo per ottenere i costi più bassi, cercare talenti ed essere più vicini ai clienti. Ciò non è male per l’America. Il fatto è che migliaia e migliaia di posti di lavoro in USA esistono grazie alla nostra capacità di competere a livello globale.

Tuttavia, oggi esternalizziamo di meno all’estero e produciamo di più nel nostro paese. Abbiamo creato più di 7000 posti di lavoro nel settore manifatturiero in USA. Il nostro successo in fabbrica si basa sulla innovazione umana e tecnica: questa è la chiave per guidare un rinnovamento manifatturiero americano. Quando decidiamo dove produrre, ci chiediamo: “Le persone e la tecnologia degli Stati Uniti ci forniranno un vantaggio competivo?”. La risposta è sempre più ““.

Circa 30 anni fa, quando il business è diventato meno redditizio, la GE cominciò a spostare le proprie attività da Appliance Park in paesi a basso costo in una combinazione di in joint venture ed esternalizzazione. La decisione fu relativamente semplice. La GE poteva contare sulla forza del marchio e sulla fedeltà dei clienti – due fattori che si credeva potessero restare invariati sia se il prodotto fosse “fabbricato in Kentucky” o “fabbricato in Corea”. La GE ha calcolato che, potendo abbassare a sufficienza i costi, avrebbe rapidamente ridotto il declino della redditività. Non era l’unica. Molte altre imprese videro nella esternalizzazione nei mercati emergenti una soluzione.

Ma, per il business delle nostre apparecchiature, i mercati emergenti alla fine offrirono qualcosa di diverso: la competizione da parte di precedenti fornitori di intere parti, soprattutto in Asia. Quando questi competitori hanno migliorato le loro linee di produzione ed abbassato i loro prezzi, anche clienti che erano cresciuti con GE e conoscevano solo i frigoriferi GE, cominciarono ad esplorare alternative. Anche altre forze erano in gioco. I costi dei materiali e delle spedizioni stavano crescendo; i salari stavano crescendo in Cina ed altrove; e non avevamo il controllo della catena di fornitura. Le valute dei mercati emergenti costituivano un ulteriore fattore di complessità. Infine la competenza di base era un un problema. L’ingegnerizzazione e la produzione sono ripetitivi e si trasmettono; il nostro lavoro più innovativo di progettazione di apparecchiature   è fatto negli Stati Uniti. in un momento la velocità nel raggiungere il mercato è essenziale, separare progettazione e sviluppo dalla produzione non ha senso.

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Maria Teresa Cometto in un articolo del Corriereconomia del 10 dicembre 2012 parla del caso General Elecctric.

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