IL TAGLIO DEI TASSI E LA VULNERABILITA’ DELLA CINA (luglio 2012)

IL TASSO DI CRESCITA HA RALLENTATO NEL SECONDO TRIMESTRE

La pubblicazione dei dati del secondo trimestre fornisce la spiegazione dell’improvviso taglio dei tassi in Cina.

Un articolo di Ian Johnson sul New York Times del 12 luglio analizza tale rallentamento.

“La crescita della Cina ha rallentato nel secondo trimestre, aumentando le preoccupazioni per la capacità della seconda economia mondiale di compensare la bassa crescita altrove.

Il prodotto nazionale lordo del paese é cresciuto al tasso annuale del 7.6% nel periodo da aprile a giugno , in brusco calo rispetto al 9.5% di un anno prima, secondo le cifre del governo pubblicate venerdì mattina. La crescita nel secondo trimestre é stata mezzo punto inferiore a 8.1% nel primo trimestre. Nella prima metà dell’anno, l’economia é aumentata del 7.8%.

Sheng Laiyun, un economia del National Bureau di Statics, ha detto: “Anche se l’economia dovesse continuare a declinare, non é male rispetto agli altri paesi. L’economia rimane stabile.”

Il declino é in parte causato dalla debolezza della economia globale. L’Europa, che fino a quest’anno é stato il maggiore partner commerciale della Cina, é in recessione, mentre l’economia degli Stati Uniti rimane debole. Anche paesi emergenti, come India e Brasile, hanno rallentato notevolmente. Ma parte della flessione é autoindotta: uno sforzo della Cina di “svezzarsi” da decenni di crescita inefficiente causata da forti investimenti in progetti talvolta dubbi.  Andy Rothman di CLSA Research ha detto: “il quadro più corretto per guardare a questi dati é che gli anni del boom sono finiti. I giorni del 20% di crescita in auto o beni di lusso sono finiti”. I dirigenti cinesi dicono che questo riflette una economia matura.

Sheng ha detto: “Dopo 30 anni di crescita vigorosa, l’economia cinese é entrata in un periodo di transizione. La crescita potenziale rallenterà, ma questa è una legge universale.”

Tuttavia il rallentamento avviene in un momento delicato. Il vertice del paese cambierà nei prossimi mesi e gli economisti stanno dibattendo se il paese non é riuscito a spingere le riforme economiche.

Il tasso é il più basso dalla recessione globale del 2008-2009, quando la crescita crollò al 6.6% prima che un forte pacchetto di stimoli del governo provocasse una crescita economica a doppia cifra. Ora però quello stimolo si é esaurito e gli economisti sono divisi sulle prospettive della Cina. Abbondano i segni di debolezza. I prezzi delle abitazioni stanno cadendo per la prima volta dal 2009, benché solo di 1.2% in maggio.

Gli ottimisti guardano a un numero di statistiche che, anche se non brillanti, non preannunciano una catastrofe.  Il Purchasing Managers Index rimane stabile a 50, il valore sopra il quale si ritiene che le condizioni migliorino. Questo valore non si é mosso in circa un anno.

Le vendite al dettaglio sono salite di circa il 13.8%, che é leggermente inferiore rispetto ai mesi precedenti, ma non fuori della linea base delle cifre storiche. Le esportazioni sono pure cresciute verso la maggior parte dei paesi del mondo, tranne l’Europa in sofferenza.  Gli economisti dicono che la sfida per le imprese cinese sarà adattarsi alla crescita più lenta. Le imprese nel settore delle costruzioni e dell’energia affronteranno tempi più dura, ma quelle orientate ai consumi potrebbero  andare bene. Il disordine attuale é parte di questa trasformazione.

I principali leader hanno mostrato la loro preoccupazione; il premier Wen Jiabao ha messo in guardia nel weekend contro “una forte pressione verso il basso” nell’economia ed ha invocato una “maniera più aggressiva” nel fronteggiare il rallentamento. La settimana scorsa, il governo ha tagliato i tassi di interesse bancari sui prestiti per la seconda volta in un mese.

Una ragione di preoccupazione é che l’8% é stato a lungo visto come punto di riferimento per una crescita accettabile. Una crescita più bassa, secondo la saggezza convenzionale dal 1990 al 2000, porterebbe ad instabilità e disordini a causa del forte numero di gente che entra nel mercato del lavoro ogni anno. Negli ultimi giorni, i media cinesi di notizie hanno previsto il rapporto sul Prodotto Nazionale Lordo ed un sito governativo domanda: “Scenderà sotto l’8%?”

Sempre più, tuttavia, gli analisti non considerano la situazione così drammatica.”

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Naturalmente tutti i giornali cinesi sono pieni delle notizie dei recenti provvedimenti economici. Il China Daily evidenzia che la crescita é la più bassa negli ultimi tre anni e pubblica questo chiarissimo grafico.

IL TAGLIO DEI TASSI

Il taglio dei tassi é un oggetto di un articolo di Keith Bradsher sul New York Times del 6 luglio 2012.

“La banca centrale della Cina ha inaspettatamente tagliato i tassi regolati sui prestiti di un terzo di punto martedì sera ed ha operato un cambio di regole che potrebbe ridurre ulteriormente i tassi sui prestiti sulle imprese con buon merito di credito di addizionali tre quinti di punto.

La decisione segue di quattro settimane una analoga riduzione di tassi e un simile cambio di regole da parte della People’s Bank of China e sottolinea le crescenti preoccupazioni a Pechino riguardo a quello che il governo ha cominciato a descrivere come brusco rallentamento economico.

Come i vertici della Federal Reserve ricevono in anticipo le statistiche economiche negli Stati Uniti, così i responsabili cinesi delle decisioni hanno certamente ricevuto una approssimativa anteprima delle statistiche economiche del secondo quadrimestre imminente. La maggior parte degli economisti si aspetta che quelle cifre evidenzino una crescita considerevolmente più debole del solito, almeno in confronto con la vigorosa espansione della Cina negli ultimi tre decenni.

Sondaggi tra dirigenti di impresa nelle recenti settimane hanno mostrato basse aspettative per l’intero settore manufatturiero, insieme a preoccupazioni per il rallentamento degli ordini ed i crescenti inventari di beni invenduti. Molti costruttori edili devono affrontare una carenza di contante, perchè i prezzi delle case sono diminuiti del 20% nell’ultimo anno, benchè i più recenti dati ufficiali dell’ultima settimana hanno indicato che i prezzi possono finalmente stabilizzarsi o anche risalire leggermente.

La People’s Bank of China ha ridotto i tassi regolati per prestiti bancari a un anno di 0.31 punti percentuali al 6%. Allo stesso tempo, la banca centrale ha pure detto che alle banche sarà permesso di addebitare solo il 70% dei tassi di interessi regolati ai buoni clienti;    il precedente minimo, stabilito un mese fa, era dell’80%. E prima del primo cambio di regole di un mese fa, alle banche era richiesto di caricare almeno il 90% dei tassi regolati, anche ai loro migliori clienti.

Martedì, la banca centrale ha anche abbassato il tasso di interesse minimo regolato che le banche devono pagare ai depositanti. Ma la riduzione dei tassi sui depositi é stata minore, un quarto di punto percentuale.

La riduzione minore dei tassi sui depositi é l’ultimo segno che le banche cinesi si sono trovate nella posizione non usuale di lottare per persuadere le famiglie cinesi e le imprese a depositare più denaro. Una varietà di trust ed altri veicoli di investimento sono diventati popolari in Cina, poiché gli investitori hanno cominciato a ribellarsi ai bassissimi tassi di deposito regolati, che scenderanno ad un minimo del 3% per i certificati di deposito ad un anno con i cambiamenti annunciati martedì sera.

La banca centrale non ha fornito nessuna spiegazione per le sue mosse che hanno avuto effetto da venerdì mattina. Ma la reazione iniziale di economisti del settore privato é stata che il taglio dei tassi ha rappresentato un segnale di autentica preoccupazione dei responsabili delle decisioni.

Nick Chamie, un economista, ha scritto: “Questa aggressiva azione riflette una accresciuta preoccupazione   dei responsabili delle decisioni che l’economia deve ancora trovare il minimo e richiede addizionali stimoli monetari per delineare una ripresa.”

La riduzione dei tassi di interesse coincide con un emergente consenso che la inflazione, largamente vista in Cina come il massimo pericolo per l’economia nella scorsa estate e persino come una minaccia alla stabilità nazionale, non rappresenta più una sfida. Mentre l’inflazione dei prezzi al consumo aveva raggiunto un picco del 6.5% nel luglio scorsa, essa ha decelerato  così bruscamente da allora sino a raggiungere a maggio il 3%; il consenso degli economisti é che, quando il governo annuncerà il tasso di inflazione, esso sarà del 2.3%.

Il precipitoso declino ha reso meno attraente possedere beni rifugio, come le case. Allo stesso tempo, l’inflazione in diminuzione ha reso meno attraente essere pesantemente indebitati, poiché il tasso di interesse adeguato alla inflazione é ora parecchi punti percentuali più alto, dopo essere stato negativo per molti mesi.

La debole inflazione tende a penalizzare le imprese statali e le famiglie politicamente influenti, perché sono quelle che sono in grado di indebitarsi pesantemente in Cina, un paese dove le relazioni personali ancora fanno la differenze per ottenere forti prestiti dal settore bancario largamente controllato dallo stato.

Liu Li-gang, capo economista per la Cina della banca australiana ANZ, ha detto che i responsabili delle decisioni potrebbero avere avuto un altro motivo per tagliare i tassi di interesse: rendere meno attraente per gli investitori internazionali fare affluire denaro in Cina alla ricerca di tassi di interesse che rimangono più alti che nel resto del mondo. L’afflusso di capitali rende più arduo per il governo  cinese impedire che la moneta del paese si apprezzi.

La crescita delle esportazioni é stato uno dei pochi punti forti della primavera. Ma analisi che  suggeriscono debolezza degli ordini dall’estero hanno indotto molti uomini d’affari a chiedersi se questo successo possa essere mantenuto.

Pochi economisti pensano che l’economia cinese rimarrà debole se il governo cinese decide di mettere in atto un forte sforzo di stimolo. Al contrario di quanto accade in Occidente, molto del corrente rallentamento in Cina é il risultato di una troppo brusca stretta di freni del governo lo scorso anno, attraverso una restrizione del credito mirata a rallentare l’inflazione ed una serie di vincoli tendenti a frenare la speculazione sulle case.

Il taglio dei tassi di interesse sta aiutando ad alleviare le restrizioni al credito, ma il governo ha mantenuto le misure contro la speculazione sulle case, anche se ha consentito ad almeno una dozzina di governi locali di sperimentare misure come riduzione dei tassi di interesse per coloro che comprano casa per la prima volta.

Qu Hongbin, capo della ricerca economica alla HSBC, ha detto di aspettarsi misure tali da incrementare la crescita della Cina a 8.5% nei prossimi quadrimestri.”

LA VULNERABILITA’ DELLA CINA

“I prezzi del carbone sono caduti nelle ultime nove settimane costantemente, poiché la domanda di elettricità ha rallentato rispetto alla sua abituale crescita a due cifre. La quantità di carbone depositato nei maggiori porti cinesi é a livelli record. Grossi cumuli di carbone non venduto si allineano lungo le strade dei distretti di miniere di carbone, poiché i padroni delle miniere mantengono la produzione, ma sono stati cauti a vendere a prezzi bassi.” (dall’articolo di Keith Bradsher)
Il taglio dei tassi é anche la risposta a due problemi emersi negli ultimi mesi: la scarsa espansione del credito ed il declino degli investimenti.
I prestiti erogati dalle quattro maggiori banche cinesi a giugno hanno raggiunto 188 miliardi di yuan, 60 miliardi in meno rispetto a maggio.
Nonostante l’approvazione di progetti infrastrutturali per stimolare la crescita, gli investimenti ristagnano a causa dell’incertezza derivante soprattutto dalla crisi dell’Eurozona, principale mercato di esportazione delle merci cinesi.
Ma se le aspettative degli imprenditori sono negative, non basterà la riduzione del costo del denaro a fare ripartire gli investimenti.
Vanno altresì considerati gli effetti della sovracapacità produttiva di molti settori ed il pesante indebitamento del settore pubblico e privato derivante dalla massa di investimenti sbagliati, realizzati negli ultimi due decenni.
Per stimolare la crescita, il governo dovrebbe varare incisive riforme, come auspicato dal Fondo Monetario Internazionale. Si dovrebbe rompere il monopoio delle grandi aziende di Stato, soprattutto nel settore dei servizi, rendendo disponibili nuove risorse per il settore privato.
Sono scelte politiche molto impegnative, difficilmente attuabili alla vigilia della grande transizione di potere che avrà luogo a Pechino nel prossimo autunno.
Wen Jiabao in visita ad uno stabilimento tessile.
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