LA CINA NEL 2030 SECONDO LA BANCA MONDIALE

Il sito della Banca Mondiale ha pubblicato un rapporto dal titolo:

China 2030: Building a Modern, Harmonious, and Creative High-Income Society

Si riportano gli elementi essenziali dell’Executive Summary.

“Secondo ogni standard, la performance economica della Cina negli ultimi tre decenni é stato impressionante. La crescita del Prodotto Nazionale Lordo é stato mediamente del 10% e più di 500 milioni di persone sono usciti dalla soglia di povertà. La Cina é ora il maggiore esportatore e produttore mondiale e la seconda maggiore economia.

Anche se la crescita rallenta, é probabile che la Cina diventi una economia ad alto reddito e la maggiore economia mondiale prima del 2030, nonostante il fatto che il suo reddito pro capite resterà una frazione di quello medio nelle economie avanzate.

Ma sorgono due questioni. Può il tasso di crescita della Cina continuare ad essere tra i più alti del mondo, anche se rallenta dal ritmo attuale? E può mantenere questa rapida crescita senza danneggiare il mondo, l’ambiente ed il tessuto della sua società?

Questo rapporto risponde positivamente ad entrambe le domande, senza minimizzare i rischi. La Cina ha il potenziale per essere, verso il 2030, una moderna, armoniosa, creativa società ad alto reddito. Ma il raggiungimento di questo obiettivo non sarà facile. Per cogliere le opportunità, vincere le molte sfide e realizzare la sua visione di sviluppo per il 2030, bisogna che la Cina attui una nuova strategia nella sua successiva fase di sviluppo. Le riforme che hanno lanciato la Cina sulla sua attuale traiettoria di crescita sono state ispirate da Deng Xiaoping che ha svolto un ruolo importante nella costruzione del consenso a favore di un cambiamento fondamentale nella strategia del paese.

Dopo 30 anni di rapida crescita, la Cina ha raggiunto un altro punto di svolta nel suo cammino di sviluppo, in cui un secondo e non meno fondamentale cambiamento é richiesto. Il dodicesimo Piano Quinquennale fornisce un eccellente avvio. Questo rapporto combina i suoi elementi chiave per disegnare una strategia di lungo termine che si estende fino al 2030. Cosa più importante, esso si focalizza non sul “cosa”, ma sul “come”. Dall’analisi emergono sei importanti messaggi.

In primo luogo, attuare riforme strutturali per porre le basi di una economia di mercato attraverso la ridefinizione del ruolo del governo, la riforma e la ristrutturazione delle imprese e banche di stato, la promozione della competizione, l’approfondimento delle riforme relative alla terra, al lavoro ed ai mercati finanziari.

Allorché una economia si avvicina alla frontiera tecnologica e perde la possibilità di acquistare tecnologia all’estero ed applicarla, bisogna che il ruolo del governo ed il suo rapporto con i privati ed il settore privati cambi sostanzialmente.

Anche se fornirà relativamente meno beni tangibili e servizi direttamente, il governo dovrà fornire più beni pubblici intangibili e servizi come sistemi, regole e politiche che incrementino la efficienza della produzione, promuovano la competizione, facilitino la specializzazione, incrementino l’efficienza della allocazione delle risorse, proteggano l’ambiente e riducano rischi e incertezze.

Nel settore dell’impresa, l’attenzione dovrà essere rivolta a ulteriori riforme  delle imprese di stato (incluse misure per ricalibrare il ruolo delle pubbliche risorse, introdurre moderne pratiche di corporate governance come la separazione della proprietà dal management ed attuare una graduale diversificazione della proprietà, se necessario), allo sviluppo del settore privato con meno barriere all’entrata ed uscita  e ad una accresciuta competizione in tutti i settori, incluse le industrie strategiche.

Nel settore finanziario, sarebbe necessario adeguare ai principi commerciali il sistema bancario, consentendo gradualmente che i tassi di interesse siano fissati dalle forze di mercato, approfondendo il mercato dei capitali e sviluppando l’infrastruttura legale e di supervisione per assicurare la stabilità finanziaria e costruire fondamenta credibili per la internazionalizzazione del sistema finanziario cinese.

Nel mercato del lavoro, la Cina deve accelerare riforme mirate del sistema hukou (registrazione in una località) per assicurare che nel 2030 i lavoratori cinesi possano spostarsi secondo i segnali di mercato. Sono altresì necessarie misure per incrementare il tasso di partecipazione della forza lavoro, ripensare la politica salariale ed usare gli strumenti della sicurezza sociale (pensioni, sanità, assicurazione contro la disoccupazione) che sono portabili in tutta la nazione.

Infine, i mercati rurali della terra devono essere controllati per proteggere i contadini e aumentare l’efficienza nell’uso della terra; le politiche per l’acquisizione di terreni rurali per uso urbano devono essere accuratamente controllate per evitare uno sviluppo urbano irregolare, ridurre la dipendenza dei governi locali dai redditi legati alla terra e affrontare una frequente causa di lagnanze da parte dei contadini.

In secondo luogo, accelerare il ritmo di innovazione e creare un sistema aperto di innovazione, in cui le pressioni competitive incoraggino le aziende cinesi ad impegnarsi nella innovazione di prodotto e di processo non solo attraverso la propria ricerca e sviluppo, ma anche partecipando a network globali di ricerca e sviluppo. La Cina ha già avviato una serie di iniziative  per realizzare una struttura di ricerca e sviluppo ed é nettamente in testa ai paesi in via di sviluppo. La sua priorità é accrescere la qualità della ricerca e sviluppo piuttosto che la quantità. Per raggiungere questo risultato, i policy maker dovranno focalizzarsi su: aumentare le capacità tecniche e cognitive dei laureati delle università e costruire alcune università con una ricerca di classe mondiale con forti legami con l’industria; promuovere “città innovative” che mettano insieme talento di alta qualità, reti di conoscenza, aziende dinamiche  e istituzioni di apprendimento e permettere loro di interagire senza restrizioni; aumentare la disponibilità di capitale di rischio “paziente” per le startup private.

In terzo luogo, cogliere l’opportunità di “marciare sulla strada verde”  attraverso un insieme di incentivi di mercato, pubblici investimenti, politica industriale e sviluppo istituzionale. Ci aspetta che incoraggiare lo sviluppo verde e un maggiore efficienza nell’uso delle risorse non solo migliori il livello di benessere e sostenga una rapida crescita, ma anche affronti le molteplici sfide ambientali cinesi.

L’intenzione é incoraggiare nuovi investimenti in un gruppo di industrie a basso inquinamento e alta efficienza energetica (che porterebbero ad uno sviluppo più verde), stimolare investimenti in manifattura e servizi a monte e a valle e creare un vantaggio competitivo internazionale in una industria globale all’alba. Queste politiche hanno il potenziale per riuscire, dati i molti vantaggi della Cina:

– la sua grande dimensione di mercato (che consentirà di scalare verso   tecnologie  di successo per ottenere economie di scala e minori costi unitari);

– un alto tasso di investimento (che permetterà una rapida sostituzione di uno stock di capitale vecchio, inefficiente, dannoso per l’ambiente);

– il suo crescente dinamico settore privato che risponderà ai nuovi segnali dal governo, purché abbia accesso ad adeguati livelli di finanza;

– una relativamente ben sviluppata struttura di ricerca e di sviluppo che può essere utilizzata per raggiungere e poi fare avanzare la frontiera tecnologica.

In quarto luogo, espandere le opportunità e promuovere la sicurezza sociale per tutti, facilitando uguale accesso a impieghi, finanza, servizi sociali di qualità e sicurezza sociale. Queste politiche saranno critiche per annullare le crescenti diseguaglianze, aiutare le famiglie a gestire i rischi relativi al lavoro, alla salute ed alla età ed ad aumentare la mobilità del lavoro. La relativamente alta diseguaglianza economica e sociale della Cina (la cui dimensione sta crescendo) deriva in larga parte dalle grandi differenze tra città e campagna nall’accesso agli impieghi, ai pubblici servizi chiave ed alla protezione sociale.

Invertire questa tendenza richiede tre azioni coordinate: fornire servizi pubblici maggiori e di migliore qualità alle aree rurali non servite ed alle popolazioni che migrano (dalla prima fanciullezza alle istituzioni di educazione terziaria e dalla cura primaria della salute alla cura per gli anziani); ristrutturare i sistemi di sicurezza sociale per assicurare reti di sicurezza sociale sicure; mobilitare tutti i segmenti della società – pubblici e privati, governo e organizzazioni sociali – per condividere le responsabilità nel finanziare, fornire e controllare servizi pubblici.

In quinto luogo, rafforzare il sistema fiscale mobilitando redditi addizionali ed assicurando che i governi locali ricevano adeguati finanziamenti per fare fronte alle gravose e crescenti spese.

Molte delle riforme proposte in questa strategia di sviluppo – riforme dell’impresa e del sistema finanziario, sviluppo verde, eguaglianza di opportunità per tutti – hanno implicazioni relative al livello ed alla allocazione delle spese pubbliche.

Nei prossimi due decenni, l’agenda per il rafforzamento del sistema fiscale interesserà tre dimensioni chiave:

-mobilitare risorse fiscali addizionali per soddisfare le crescenti esigenze di bilancio;

-riallocare la spesa verso obiettivi sociali ed ambientali;

-assicurare che le risorse di bilancio disponibili ai vari livelli di governo (centrale, provinciale, di prefettura, di contea, di città, di villaggio) siano commisurate alle responsabilità di spesa.

Senza appropriate risorse fiscali, molti degli altri elementi di riforma della nuova strategia di sviluppo troverebbero difficoltà ad avanzare.

In sesto luogo, cercare relazioni mutuamente benefiche con il mondo diventando un partecipante proattivo nella economia globale, usando istituzioni e strutture multilaterali e configurando l’agenzia di governance globale. L’integrazione della Cina nella economia globale le ha giovato nei tre decenni passati. Continuando ad intensificare il suo commercio, i suoi investimenti ed i legami finanziari con l’economia globale, la Cina potrà beneficiare di ulteriore specializzazione, accresciute opportunità di investimento (con più alti rendimenti del capitale), un flusso reciprocamente benefico di idee e conoscenze. Come partecipante fondamentale nella economia globale, la Cina deve rimanere attiva nel rivitalizzare i negozati commerciali multilaterali di Doha in stallo, sostenere un “regionalismo aperto” come caratteristica degli accordi commerciali regionali e favorire un accordo multilaterale sui flussi di investimento.

L’integrazione del settore finanziario cinese con il sistema finanziario globale, che comporterà l’apertura del conto capitale, dovrà essere portata avanti costantemente e con considerevole accuratezza, ma sarà un passo decisivo verso l’internazionalizzazione del renmimbi come moneta di riserva globale.

Infine, la Cina deve svolgere un ruolo centrale, impegnandosi con i suoi partner in messe a punto multilaterali per costruire l’agenda della governance globale e per affrontare pressanti problemi economici globali come cambiamento climatico, stabilità finanziaria globale e una più efficace architettura di aiuti internazionali che serva la causa dello sviluppo in nazioni povere meno fortunate della Cina.

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Queste sei aree prioritarie di riforma delineano obiettivi a breve, medio e lungo termine e i policy maker devono stabilire la sequenza delle riforme in maniera appropriata per assicurarne una attuazione armoniosa e raggiungere gli esiti desiderati. Un risultato favorevole richiederà forte capacità di guida e impegno, implementazione costante con una volontà determinata, coordinamento tra ministeri ed agenzie e razionale ma efficiente direzione di un processo di consultazione che assicurerà pubblico supporto e partecipazione nel disegno, attuazione e supervisione del processo di riforma.

E poichè l’economia globale sta entrando in una fase pericolosa e la Cina sta passando da uno stato a medio reddito ad uno ad alto reddito, il governo dovrà rispondere ad una varietà di rischi, shock e vulnerabilità allorché essi sorgono; così facendo, deve attenersi saldamente al principio che le risposte della politica ai problemi di breve termine dovrebbero sostenere, non minare le priorità delle riforme a lungo termine.

 

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