ALLENTAMENTO DELLA POLITICA MONETARIA CINESE

La sede della banca centrale

 Giovedì 7 maggio la Banca Centrale della Cina ha inaspettatamente annunciato che taglierà i tassi di interesse di un quarto di punto percentuale, a causa del rapido rallentamento dell’economia, delle esportazioni deboli e degli investimenti vacillanti. Tale provvedimento segue alla riduzione del coefficiente di riserva obbligatoria, di cui si parla successivamente in questo post.

Il taglio dei tassi é approfonditamente trattato in un articolo del New York Times del 7 giugno, a firma di Keith Bradsher; a tale articolo si fa riferimento per le informazioni in merito.

“L’azione della People’s Bank of China é la misura più forte presa quest’anno dal governo cinese per contrastare il malessere economico che ha infettato l’Europa e gli Stati Uniti e sembra ora colpire la Cina più velocemente ed in misura più diffusa di quanto la maggior parte dei policy maker e degli economisti privati aveva previsto.

Il taglio del tasso di interesse é il primo dal dicembre 2008, quando le autorità cinesi erano profondamente preoccupate di essere in ritardo di fronte al rallentamento dell’economia più rapido del previsto. Molti economisti dicono che le autorità cinesi sono di nuovo in difficoltà, dopo due mesi di paralisi della politica economica, a causa dei dissidi nel partito sulla sorte di Bo Xilai.

L’Ufficio Nazionale di Statistica della Cina sta per pubblicare una lunga lista di indicatori economici relativi a maggio; sulla base di tali dati, già noti alle autorità, é stato deciso il taglio dei tassi.

Il diffondersi del disagio economico appare evidente nelle bancarelle dei mercati nelle province della costa che dipendono dalle esportazioni; molte fabbriche stanno chiudendo e molti produttori sono passati da tre turni ad un solo turno al giorno.

A Qingxi, una città nel sudest della Cina, un’ondata di fallimenti tra gli espotatori di componenti di impianti stereo per le automobili ha dato luogo a licenziamenti di massa con l’effetto di fare crollare le vendite dei dettaglianti locali.

Una serie di uomini di affari di Qingxi, intervistati giovedì, ha detto che l’economia é ora in una situazione peggiore che all’inizio del 2009, quando le fabbriche chiudevano e milioni di lavoratori emigrati persero il lavoro durante le prime fasi della crisi finanziaria.”

“L’abbassamento dei tassi df interesse rende più facile per le imprese e le persone prendere in prestito denaro e ricominciare a spendere. La People’s Bank of China che il tasso per i prestiti interbancari é stato ridotto al 6.31% dal precedente 6.56. Con una mossa parallela che amplificherà l’effetto pratico del taglio dei tassi, la banca centrale ha altresì detto che alle banche commerciali sarà consentito una ulteriore riduzione del tasso di interesse di un quinto di punto per i buoni clienti (mentre precedentemente era di un decimo). Le banche pagheranno altresì un minore tasso di interesse dei depositi, cosa che danneggerà i risparmiatori. Il tasso annuo sui depositi è stato portato al 6.25% dal precedente 3.50%.”

“Gli indicatori economici cinesi in aprile sono stati desolanti. Importazioni ed esportazioni sono in stallo. Gli investimenti in immobilizzazioni sono cresciuti meno nei primi quattro mesi di quest’anno che in ogni altro anno dal 2001. Le vendite al dettaglio sono cresciute in aprile ad un ritmo pià lento che in ogni altro mese nell’ultimo decennio.”

“Il taglio dei tassi di interesse arriva quando le autorità cinesi stanno accelerando l’approvazione di progetti di infrastrutture e di altri stimoli alla spesa. La grande questione per i decisori politici é quanto sono disposti ad incrementare gli investimenti governativi in infrastrutture ed i prestiti delle banche pubbliche per compensare il rallentamento della economia. Nel 2009 furono fatti grandi investimenti per limitare a pochi mesi la flessione e la Cina fu la prima tra le grandi economie a riprendersi dalla cisi. Ma i governi locali nel paese stanno faticando per mantenere i pagamenti sui pesanti debiti fatti allora. Le banche sono preoccupate dalla misura delle svalutazioni di crediti che dovranno fare.”

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La  Banca Centrale della Cina ha annunciato sabato 12 maggio che abbasserà i requisiti di riserva per i prestiti commerciali di 50 punti base; per la seconda volta ha preso tale provvedimento quest’anno per iniettare più liquidità  nel mercato per sostenere l’economia.

Il taglio che diventerà effettivo il 18 maggio farà affluire 400 miliardi   di yuan nel mercato, secondo Lian Ping, capo economista della Banca delle Comunicazioni. Dopo il taglio, il coefficiente di riserva obbligatoria per le maggiori banche sarà del 20%, mentre per prestatori di piccole e medie dimensioni il coefficiente sarà ridotto al 16,5%.

“La mossa riflette il fatto che l’economia cinese é caduta in condizioni di instabilità e che tempestivi aggiustamenti nelle politiche monetarie sono necessari,”, ha detto Wu Xiaoqiu, un economista alla Università di Renmin in Cina.

La seconda più grande economia del mondo ha continuato a rallentare in aprile, poiché la produzione industriale ha registrato una crescita del 9,3%, la più bassa  in tre anni. La crescita delle vendite al dettaglio é scesa al 14,1%, dal 15,2% e la crescita delle esportazioni é stata inferiore alle previsioni, cadendo a 4,9% da 8,9% un mese prima.

Il taglio  del coefficiente di riserva obbligatoria ha  l’obiettivo di contrastare i deflussi di capitali che avrebbe negativi effetti sulle politiche monetarie in corso, secondo l’economista indipendente Andy Xie.

Le riserve create dagli scambi esteri cinesi sono cadute di 4,69 miliardi di dollari da febbraio a marzo – il primo declino mensile dal dicembre ultimo scorso, in parte dovuto ai deflussi di capitale a lungo termine, secondo gli analisti.

Le condizioni erano mature per questo taglio del coefficiente di riserva obbligatoria, ha detto Liu Ligang, capo della sezione “economia cinese” della banca di Australia e Nuova Zelanda.

Ha altresì detto che i rinnovati rischi politici nella zona euro ed una brusca caduta nella liquidità di mercato hanno richiesto un allentamento della politica monetario.

I nuovi prestiti in yuan jn Cina in aprile sono caduti a 681,8 miliardi di yuan, in calo di 61,2 miliardi di yuan rispetto ad un anno prima e 328,2 miliardi di yuan in meno dei 1010 miliardi di yuan di marzo, secondo dati diffusi venerdì dalla People’s Bank of China, la banca centrale.

“La crescita di M2 (una misura della provvista di denaro che comprende il contante in circolazione ed i depositi) nel primo quadrimestre é caduta sotto l’obiettivo del 14%.  Questo richiedeva di essere corretto da un intervento sulla riserva monetaria.

Liu ha detto che un taglio del coefficiente di riserva é più efficace nell’incoraggiare i prestiti bancari e nell’accelerarare la crescita di M2 che una riduzione nel volume delle operazioni di mercato aperto.

Ha aggiunto che la banca centrale potrebbe avere bisogno di abbassare il coefficiente di riserva obbligatoria di 1.5 fino a 2 punti percentuali quest’anno per raggiungere l’obiettivo di crescita di M2, includendo questo taglio; il prossimo taglio del coefficiente di riserva obbligatoria potrebbe avere luogo in giugno o luglio.

Lu Zhengwei, capo ecomista della Industrial Bank Co Ltd, ha detto che, dato che il tasso di crescita dell’economia é stato prossimo al limite inferiore di tolleranza e che il  tasso di inflazione é sceso  un poco sotto il livello normale, nel secondo e terzo trimestre il governo continuerà ad allentare la sua posizione monetaria. “Ma una forte dose di rilassamento é impossibile!”.

La crescita dell’indice dei prezzi al consumo, una misura dell’inflazione, é sceso al 3.4% su base annua in aprile in linea con le aspettative, in confronto al con il 3.6% di marzo.

Lu ha detto che in futuro la banca centrale opererà di più tramite operazioni di mercato aperto ed innoverà i suoi strumenti di politica monetaria”.

(da un articolo di Wang Xiaotian su China Daily del 13 maggio 2012)

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Il consumo di energia in Cina é diminuito in aprile in un contesto di attività industriale in rallentamento durante il periodo, come hanno mostrato nuove dati di lunedì.

Il consumo di energia é cresciuto del 3.7% su base annua a 389.9 miliardi di kWh in aprile, in calo del 3.3 % rispetto a quello di marzo, secondo una dichiarazione apparsa sul sito Web dell’Amministrazione Nazionale dell’Energia.

I dati sono stati determinati dal rapido indebolimento della produzione industriale cinese  con il valore aggiunto industriale in aumento del 9.3% su base annua, tenuto conto dell’inflazione, con un ritmo che é il minore in quasi tre anni.

Per i primi quattro mesi, il consumo di elettricità é cresciuto del 6% da un anno fa a 1560 miliardi di kWh: così ha detto  dell’Amministrazione Nazionale dell’Energia.

Durante il periodo gennaio-aprile, il consumo di elettricità da parte delle industrie primarie é dimunuito del 4.2% su base annua a 26.7 miiardi di kWh, la potenza usata dalle industrie secondarie é aumentata del 3.7% a 1300 miliardi di kWh, mentre le industrie terziarie hanno consumato 181.7 miliardi di kWh di elettricità, in aumento del 12.5% rispetto ad un anno fa.

Nel frattempo, il consumo residenziale di elettricità é aumentato del 15.4% rispetto ad un anno fa, raggiungendo un valere di 217.6 miliardi di kWh.

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Il rallentamento dell’economia cinese non intacca il ruolo chiave della Cina che é il principale creditore del Tesoro USA.

L’agenzia Reuters rivela di avere preso visione di documenti secondo cui il Tesoro  USA ha attivato un collegamento informatico diretto con la banca centrale cinese che può piazzare i suoi ordini alle aste americane senza intermediari finanziari;  resta però costretta a ricorrere ai primary dealers per vendere.

Il ricorso al link informatico diretto consente alla Cina di mantenere una maggiore riservatezza sulle sue strategie; ciò permette anche di evitare tentativi di “spingere” al rialzo le quotazioni in caso di massiccia partecipazione della Cina alle aste, permettendole di ottenere prezzi  migliori.  Naturalmente sono state adottate le più efficienti protezioni contro gli hackers.

La Cina continua anche ad utilizzare anche il canale degli intermediari autorizzati, sia pure in misura decrescente. Ormai però dispone di strutture e competenze che le permettono di gestire le operazioni attraverso i propri money managers.

La Cina detiene quasi 1200 miliardi di dollari in titoli di stato USA e ciò spiega il “trattamento di favore” che non é mai stato concesso al Giappone che detiene un ammontare di titoli di poco inferiore.

Forbes Conrad for The New York Times

Forbes Conrad for The New York Times

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