LA CINA SI CONVERTE ALL’ECONOMIA VERDE

Il 2016 è stato un anno record per il fotovoltaico, con 303 Gigawatt installati nel mondo, 75 dei quali entrati in funzione in questo anno. Il mercato cinese è cresciuto di 34,45 gigawatt nel 2016, dopo essere cresciuto di 15,2 gigawatt nel 2015. La Cina ha una capacità totale di 78 gigawatt,.

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Le autostrade elettriche intelligenti, che permettono di trasferire l’energia prodotta da fonti rinnovabili, ad esempio vento o sole, da una parte all’altra di un continente in modo più affidabile e sicuro costituiscono la nuova sfida nella competizione globale.  Le grandi manovre per realizzare le reti super veloci e interconnesse (“super grid”)  sono partite da tempo, ma è stata la Cina, negli ultimi anni, ad imprimere una accelerazione. Sebbene continui ad essere un grande inquinatore, la Cina ha lanciato di recente una vera e propria sfida ambientalista, promuovendo un progetto molto ambizioso per costruire una grande rete mondiale della elettricità.

Si tratta del piano “Global Energy Interconnection”, che mira a realizzare una struttura superveloce, in grado di trasmettere in ogni angolo del mondo l’elettricità , indipendentemente dalla località in cui viene prodotta.  L’obiettivo è  raggiungere il 50% di produzione da energie rinnovabili nel 2020 e il 90% entro il 2050.

 

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A  Zhengzhou si sta organizzando l’Expo giardini. Un investimento da 670 milioni di euro per un evento internazionale che trasformerà oltre 150 ettari dei nuovi quartieri della città in un moderno e immenso parco progettato secondo gli antichi principi del fengshui. L’expo durerà da settembre 2017 a maggio 2018, ma gli spazi disegnati per accoglierlo lasceranno il segno nel piano urbanistico di una città che vuole aprirsi ai consumi per sopravvivere nella nuovissima Cina. Questa metropoli da oltre 7 milioni di abitanti che in Occidente è così poco conosciuta è il capoluogo della regione centrale dello Henan. Qui, lungo le rive dello Huanghe, il fiume Giallo, è sorta una delle più antiche civiltà agricole del mondo. Quelli di queste terre sono stati tra i primi gruppi umani dell’intero pianeta terra a scrivere, navigare, organizzarsi. E a creare le infrastrutture e le strutture politiche necessarie agli imperi.

Per il governo locale la  priorità è riempire gli edifici che ha costruito negli ultimi anni attorno alla nuova stazione dell’alta velocità ferroviaria. Si tratta di 150 chilometri quadrati che, in mano agli sviluppatori immobiliari, hanno permesso al prodotto interno lordo della città di crescere attorno al 10 per cento negli ultimi anni. Ma che, una volta ultimati, sono rimasti per lo più sfitti. L’Expo giardini, nella mente dei suoi organizzatori, risolve insieme tutti questi problemi. Crea occupazione nel terziario, riqualifica i nuovi quartieri della città e ridisegna l’immagine delle amministrazioni locali come «ecofriendly». Insomma sulla carta ribalta l’ideologia che ha guidato le politiche cinesi fino all’ultimo piano quinquennale per cui la crescita economica doveva essere preferita al benessere dei cittadini e alla protezione ambientale.

Il nuovo  assetto dell’area vicina all’aeroporto

Il padiglione italiano

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Basta osservare il sito ufficiale del governo cinese Xinhua oppure il sito del quotidiano del partito China Daily per rendersi conto del rilievo che viene dato all’ecologia ed alla difesa dell’ambiente. E le autorità danno il buon esempio!

 

Significativo é l’articolo di Xinhua del 4 aprile.

Il presidente Hu Jintao ha chiesto maggiori sforzi nell’attività di piantare volontariamente alberi per provvedere un supporto ecologico allo sviluppo scientifico della Cina. Hu ha detto, durante la manifestazione, che  questa campagna, iniziata nel 1981, rimane efficace nell’affrontare i cambiamenti climatici, nel migliorare l’ambiente ecologico e nel perseguire una crescita più verde.

L’intero Comitato Permanente dell’Ufficio Politico del Partito Comunista ha preso parte all’evento, in particolare Xi Jinping, Wen Jiabao e Li Keqiang.

Hu ha detto: “Dovremmo ulteriormente mobilitare il pubblico e trarre vantaggio da scienza e tecnologie nel promuovere la campagna”.

Secondo l’Amministrazione Forestale dello Stato, i volontari cinesi hanno piantato 61.4 miliardi di alberi in tutto il paese nel corso degli scorsi tre decenni.

Hu pure invitato le autorità municipali di Pechino ad accelerare la costruzione di una capitale più verde e migliorare le qualità dell’ambiente in modo completo.  Pechino deve essere all’avanguardia nello sviluppo ecologico.

Il governo centrale ha investito fortemente nella costruzione di una cintura di protezione nella Cina settentrionale  per controllare le tempeste di sabbia a Pechino e nella vicina città portuale di Tianjin. Vedere anche: https://giannicristiani.wordpress.com/2011/03/10/la-grande-muraglia-verde/

In un  precedente rapporto  dell’Amministrazione Forestale dello Stato, si diceva che il provvedimento era parte dello sforzo del paese per abbattere il livello di diossido di carbonio nell’atmosfera, in modo da favorire il cambiamento climatico globale.

Nel 2010, la copertura di foreste ha raggiunto il 20.36%, in crescita rispetto al 18.2% del 2005, ed é prevista in ulteriore aumento fino al 21.66% nel 2015.

Un altro articolo di Xinhua del 12 dicembre 2011 segnala la “relazione di amicizia” tra la città danese di Soenderborg e la città cinese di Baoding per trovare congiuntamente soluzioni per il problema del clima e per la produzione di energia verde. Le due città già avevano condiviso l’obiettivo di diventare centri urbani a basso tasso di carbonio.

Baoding, una città di 11 milioni di abitanti a 140 km da Pechino, é conosciuta per la sua “Electrical Valley”, un gruppo di imprese impegnate nel settore fotovoltaico e delle energie rinnovabili.  Baoding si propone di prendere a modello il Masterplan della città danese per ridurre a zero le emissioni di diossido di carbonio nel corso dei prossimi quindici anni.

Nanchang, la capitale della provincia orientale del Jiangxi, é un’altra città che si propone di abbattere i tassi di inquinamento da carbonio (come segnala un altro articolo di Xinhua).

L’urbanizzazione sta prendendo piede in Cina ad un ritmo senza precedenti e continuerà nei prossimi decenni; si prevede che il tasso di urbanizzazione salga dal 47.5% alla fine del 2010 al 51.5% alla fine del 2015.

La crescita tumultuosa della popolazione urbana ha reso necessaria la costruzione di appartamenti, strade e ferrovie  ed ha prodotto un rapido aumento degli acquisti di autoveicoli privati. La rapida espansione delle città ha prodotto una serie di “malattie della città”, come ingorghi, inquinamento, carenze del sistema sanitario e di altri pubblici servizi.

Per esempio, Pechino, dopo essere stata chiamata “la città degli ingorghi” per il suo traffico tumultuoso, é diventata “la città della nebbia”, perché é spesso avvolta da un manto di foschia. Lo stesso problema affligge altre grandi città, perché la proprietà privata di auto é aumentata con il crescere della ricchezza delle famiglie.

“Velocità di marcia più basse a causa degli ingorghi causeranno maggiore consumo di combustibile e maggiori emissioni di gas” ha detto Shi Qixin, un esperto di trasporti ed ha aggiunto che il 30% del combustibile viene consumato, mentre le macchine sono ferme negli ingorghi.

Gli esperti concordano sul fatto che costruzioni e trasporti sono le principali cause di consumo di energia e di emissione di gas. Xie Fengjun, professore dell’Università di Nanchang Hangkong, ha detto che l’85% del consumo di energia in Cina deriva dalle città, rendendo necessario favorire il risparmio energetico ed il taglio delle emissioni. Ha detto altresì che nel prossimo decennio altri 15 milioni di cinesi emigreranno nelle aree urbane, rendendo ancora più problematico uno sviluppo sostenibile delle città. Se le altre città non cambieranno la loro politica di sviluppo e non faranno piani con metodo scientifico, faranno la fine di Pechino. “Lo sviluppo delle città deve mirare alla qualità ed alla comodità più che alle dimensioni.”  ha altresì detto.

Consapevole del problema, il governo cinese ha cercato di favorire uno sviluppo a basso tasso di carbonio presso i cittadini, le imprese e le autorità locali. L’anno scorso sono state scelte cinque province ed otto città per attuare tale modello di sviluppo, incluse città sviluppate, come Shenzhen and Hangzhou, come pure città in corso di sviluppo, come Nanchang and Guiyang.

Il provvedimento mira a mettere in grado la Cina di raggiungere l’obiettivo prefissato di abbassare le emissioni di diossido di carbonio per unità di PIL del 40 – 45% nel 2020 rispetto ai livelli del 2005. Tuttavia l’etichetta di “città a basso tasso di carbonio” é diventata di moda, cosicché 200 città stanno giocando la stessa carta. Xie Fengjun ha detto che questo é un fatto positivo, ma purtroppo molti progetti sono fatti solo per mostra e non affrontano i reali problemi. Su questo convengono anche altri esperti.

“Forse il  progetto di Nanchang può costituire un modello che bilancia sviluppo economico, risparmio di energia ed ambiente”.

Diversamente dai paesi occidentali, la Cina deve perseguire un contenimento delle emissioni senza penalizzare l’industrializzazione, essenziale per la stabilità economica e sociale.

Questa foto del traffico a Pechino dà un’idea dei problemi di inquinamento.

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Ogni anno in Cina c’é una sospensione della pesca per alcuni mesi. le foto mostrano le barche da pesca che salpano verso il porto di Shipu, uno dei sei maggiori porti cinesi per la pesca.

Duemila pescherecci hanno fatto rotta verso Shipu

I cigni sono una delle 300 specie di uccelli della Riserva Naturale del delta del Fiume Giallo.

I nidi con i piccoli attirano la curiosità dei visitatori

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Purtroppo la situazione dell’inquinamento a Pechino è drammatica

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Le foto sono evidenti per evidenziare a quali livelli di inqinamento si è arrivati a Pechino

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