LA POLITICA IMPERIALE DELLA CINA

Chi comanda oggi in Cina? Il partito, cioè la burocrazia comunista (quella che Milovan Gilas chiamava la”nuova classe”).

Un secolo fa comandava la burocrazia, visto che gli imperatori preferivano spesso dedicarsi alle concubine, piuttosto che all’esercizio del potere.

La coreografia è cambiata: c’è uno sventolare di bandiere rosse, compare dappertutto la faccia di Mao, invece di quella dell’imperatore.

Ma la logica del potere non è molto cambiata!

Al di sotto delle scenografie ed al di là delle ideologie, c’è un nucleo costante che deriva dalla storia del paese, dalla sua cultura e lingua, dalla composizione della popolazione, dalla geografia.

Un paese immenso, il più popolato del mondo, con una storia millennaria, con una popolazione disciplinata, operosa, pacifica.

Il Celeste Impero aveva bisogno di una fascia di protezione per difendersi dai popoli delle steppe, che volevano invadere il paese per fare razzia: l’invasione dei Mongoli di Gengis Khan è l’episodio più famoso.

Oggi la Cina vuole tenere soggette popolazioni di regioni limitrofe che la separano dalle grandi potenze dell’Asia.

Il Sinkiang è un baluardo contro la Russia ed il Tibet tiene lontana l’India (con cui è stata combattuta una guerra!).

Ne vanno di mezzo le minoranze, che tendono ad essere “cinesizzate”, sia con la proibizione dei simboli della loro cultura, sia con l'”accoglienza” forzata di masse di immigranti cinesi nei loro territori.

Gli Uiguri del Sinkiang sono spesso protagonisti di dimostrazioni e scontre; una componente importante della loro identità è la religione islamica, che conosce ovunque una rinascita e voglia di affermazione.

Il Tibet è la patria del Dalai Lama: era una specie di stato teocratico, che è stato annesso da Mao.

In questo periodo la situazione è particolarmente tesa a causa della dura repressione cinese, che provoca cortei di protesta; impressionanti i casi di “autoimmolazione”: pare che siano già stati dieci i suicidi (o tentati suicidi) con il fuoco.Ultimo caso Tenzim Wangmo, una monaca di ventuno anni, che si è cosparsa le vesti di carburante e si è data fuoco.

La polizia cinese va in giro armata di estintori per evitare tali fatti, che suscitano forte impressione, sia all’interno, sia all’estero.

Comunque, non c’è solo la repressione all’interno, ma anche le forti pressioni all’estero, per evitare che il Dalai Lama sia ricevuto; emblematico il caso del Sudafrica, dove il premier Zuma si è piegato alle richieste cinesi ed ha negato il permesso di ingresso.

Ma la “politica imperiale” si manifesta anche nella politica economica. Al vertice del G20 di Parigi, la Cina avrebbe fatto una offerta “segreta” per salvare l’euro (secondo il Times del 16 ottobre). L’espansionismo cinese in Africa per assicurarsi petrolio e materie prime è un altro aspetto. Nè vanno dimenticati i piani spaziali ambiziosi, che hanno visto il lancio del primo modulo di una stazione spaziale.

Il gruppo dirigente cinese sembra preparato e può contare su un buon numero di ingegneri; per questo la Cina viene chiamata la “repubblica degli ingegneri”: si possono l’equivalente degli antichi mandarini. Solo che l’imperatore non c’è più e la burocrazia comunista detiene completamente il potere.

Per certi aspetti, si può pensare al “dispotismo illuminato” del Settecento, quando i principi, guidati dai filosofi, si proponevano di fare il bene del popolo, senza tuttavia consultarlo.

In effetti in Cina, le istanze dell’opinione pubblica vengono raccolte dai dirigenti, quando rientrano nell’alveo della ortodossia, ma non sono tollerati i dissidenti.

Va riconosciuto che il compito dei dirigenti non è facile, visto che devono assicurare un posto dignitoso ai 400.000 ingegneri che ogni anno escono dalle Università e garantire  ai ceti più poveri generi alimentari a prezzi abbordabili.

Però, questa incapacità del potere di dare spazio alla libera opinione e di accordare forme di autonomia alle minoranze rappresenta un punto di debolezza in tempi di globalizzazione.

Le comunicazioni di massa hanno trasformato il mondo in un villaggio globale; tutto diventa oggetto dei media. Non è facile vivere al di fuori dei principi universalmente condivisi, soprattutto quando si hanno rapporti commerciali intensi, essenziali per il benessere del paese.

Pittoresco gregge di 56 gruppi etnici in festa

Si festeggia l’anniversario della nascita di Confucio

————————————————————–
Il Tibet offre paesaggi di straordinaria bellezza

La Cina controlla un piccolo tesoro

Ecco ora alcune foto della Mongolia Interna

La Mongolia Interna è un paese agricolo e selvaggio

Le cascate di Hukou sul Fiume Giallo

————————————————

namso

namtso1

Spettacolare vista del Monte Huangshan (provincia di Anhui) dopo la pioggia

namtso

Il Lago Namtso in Tibet

tibet

tibet1

Una mandria di kiang (emione tibetano, una specie di asino).  Particolari misure vengono prese per proteggere questi animali dai cacciatori di frodo.

This entry was posted in Cina and tagged , , . Bookmark the permalink.