HARD LANDING PER LA CINA?

Nouriel  Roubini, l’economista che ha previsto la crisi finanziaria globale prevede che, con significativa probabilità, nel 2013 la Cina dovrà fronteggiare una flessione, se continuerà ad incrementare gli investimenti fissi. Lo ha detto ad una conferenza finanziaria a Singapore il 13 giugno (Reuters.com). Roubini ha osservato che tale investimento ammonta già al 50% del prodotto nazionale lordo cinese. L’eccesso di investimento conduce ad un “hard landing”, come è successo nei paesi della East Asia prima della crisi finanziaria del 1997.

Robini è rimasto colpito quando, viaggiando sulla nuova linea ferroviaria ad alta velocità da Shanghai ad Hangzhou, ha trovato il treno mezzo vuoto, come pure le stazioni. Parallela alla linea ferroviaria, corre anche una autostrada, mezza vuota anche quella. Per fare lo stesso viaggio c’è anche la possibilità di prendere l’aereo.  Roubini sottolinea che triplicare gli investimenti non ha senso.

Un’altra Cassandra è A.Gary Shilling (Forbes del 28 febbraio 2011 e Bloomberg.com del 26 giugno 2011). L’articolista nota che la forza-lavoro cinese sta invecchiando e che i consumatori spendono poco e risparmiano troppo.

Il fatto è che si è troppo enfatizzato il decoupling, in base al quale la Cina può continuare a crescere in un mondo sull’orlo della recessione. Sono state adottate misure di stimolo  nel 2009 per 586 miliardi di dollari, che hanno prodotto importazioni di materie prime, come ferro e rame,  boom delle costruzioni in cemento, messa in opera di nuovi impianti industriali. Tali misure sono state efficaci, il tasso di crescita è balzato da un modesto 6% nel primo trimestre 2009 ad un formidabile 12% un anno dopo. Ma ciò ha alimentato la bolla immobiliare e sprattutto provocato una forte inflazione.

Per frenare tale fenomeno, la People’Bank of Cina non ha usato la mano leggera ed ha aumentato ripetutamente il coefficiente di Riserva Obbligatoria (7 volte). Si tratta di uno strumento piuttosto crudo che la FED non usa da anni. E’ difficile da usare in una economia dove libero mercato ed aziende statali coesistono.

Tale frenata è parallela alla riduzione delle esportazioni. Troppo pochi sono i cinesi che hanno una capacità di spesa discrezionale, sufficiente per sostenere l’economia del paese. Shilling, in base ai suoi calcoli, ritiene che solo l’8% della popolazione rientri in tale fascia.

In tali condizioni, l’economia sta rallentando. Le Borse anticipano di solito di sei mesi l’andamento del ciclo economico. La Borsa di Shanghai ha pressochè dimezzato le quotazioni negli ultimi 7 – 8 mesi.

Un rallentamento della economia cinese farà crollare il mercato delle materie prime: gli investitori usciranno, quando si accorgeranno che il principale compratore si sta ritirando. La speculazione sui prodotti agricoli si sgonfierà. Ci saranno ripercussioni a catena in tutto il mondo, soprattutto negli Stati Uniti. Il prezzo delle case potrebbe diminuire del 20%.

L’unica cosa che mette di buon umore Shilling è che il tanto temuto sorpasso della Cina sugli USA non avrà luogo.

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