LA RICERCA DI TERRE DELLA CINA INFASTIDISCE IL BRASILE

Quando i Cinesi arrivarono a Uruacu in  cerca di soia, si informarono sulla possibilità di comprare terre in grandi quantità.

I funzionari di queste aree si rifiutarono di vendere i terreni, ma i Cinesi ricorsero ad una strategia diversa: fornendo crediti agli agricoltori e triplicando potenzialmente il raccolto di soia, per nutrire polli e bestiame in Cina.

L’accordo da 7 miliardi di dollari , firmati il mese scorso, è uno tra molti stipulati nelle scorse settimane per assicurarsi l’approvvigionamento di generi alimentari.

La Cina è in cerca di partner affidabili, ma vorrebbero garantirsi la gestione diretta della produzione.

Tale spinta aggressiva sopraggiunge, mentre gli ambienti ufficiali brasiliani cominciano ad interrogarsi sulla “partnership strategica” con la Cina, incoraggiata dall’ex presidente Lula da Silva.

I Cinesi sono diventati così importanti per la economia del Brasile che non può fare a meno di loro: è proprio questo che comincia ad infastidire il Brasile.

“Una cosa, di cui il mondo può stare sicuro, è che non si torna indietro”, disse Lula, visitando Pechino nel 2009.

La Cina è diventata il maggiore partner commerciale del Brasile, acquistando volumi sempre maggiori di soia e minerale di ferro, mentre sta investendo nel settore brasiliano della energia.

Tale domanda ha contribuito a “lubrificare” un boom economico, che ha fatto emergere 20 milioni di brasiliani dall’estrema povertà ed ha portato stabilità economica in un paese abituato a periodiche crisi.

Tuttavia alcuni esperti affermano che tale partnership si è risolta in una relazione coloniale, in cui la Cina tiene il coltello dalla parte del manico.

Quasi l’84% delle esportazioni brasiliane in Cina lo scorso anno sono state costituite da materie prime, a confronto con il 68% nel 2000.

Al contrario, circa il 98% delle esportazioni cinesi in Brasile sono costituite da manufatti, incluse le più recenti automobili a basso costo per la emergente classe media brasiliana; ciò sta mettendo in difficoltà il settore industriale del Brasile.

Visitando la Cina in aprile, la presidente Wilma Rousseff ha messo l’accento sulla necessità di vendere prodotti di maggior valore in Cina ed ha virato verso gli Stati Uniti.

Le manovre cinesi per comprare terra hanno reso gli ambienti ufficiali così nervosi che il Procuratore Generale del Brasile Luis Inacio Adams ha reinterpretato una legge del 1971, rendendo notevolmente più difficile per gli stranieri acquistare terra in Brasile.

In aprile, la presidente dell’Argentina Cristina Kirchner ha seguito l’esempio inviando al Congresso una legge, che limita le dimensioni delle aree rurali che gli stranieri possono possedere.

“Niente impedisce gli investimenti stranieri, ma devono essere regolati.” ha detto Adams.

Uno studio della Banca Mondiale dello scorso anno affermava che la volatilità dei prezzi alimentari ha portato una ondata crescente di acquisti di acquisti di terreni agricoli nei paesi in via di sviluppo e che la Cina era tra i paesi che stavano facendo i maggiori acquisti.

“le restrizioni sugli acquisti di terra da parte degli stranieri è in effetti un passo indietro verso una mentalità Giurassica di nazionalismo controproducente” ha detto Charles Tang, presidente della Brazil-China Chamber of Commerce.

Ma la Cina, da parte sua, non consente la proprietà privata di terreni agricoli ed ha messo in guardia i governi locali nei confronti di affitti a lungo termine o su vasta scala alle aziende, con una direttiva del 2001.

Brian Willot, un agricoltore americano che è venuto in Brasile nel 2003, ha detto che l’interesse cinese per l’acquisto di fattorie non è diminuito: “Dovunque esaminiate una fattoria, vi dicono che stanno considerando la possibilità di vendere ai Cinesi.” ha detto.

da “The New York Times” Alexei Barrionuevo 6 giugno 2011

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