LA POLITICA MONETARIA CINESE

China Daily del 24 maggio riprende un articolo dell’Economist sulla politica monetaria cinese, secondo cui la Cina dovrebbe fare affidamento più sulle revisioni dei tassi di interesse che sui coefficienti di Riserva Obbligatoria (“reserve requirement ratios”) per combattere l’inflazione, perchè incrementi sproporzionati di tali coefficienti danneggiano l’attività del settore privato.

“L’aumento del coefficiente di riserva obbligatoria riduce l’ammontare di prestiti alla economia, ma non rende la moneta più costosa, come fanno gli aumenti dei tassi” ha detto Chen Zhiwu, un professore cinese alla Università di Yale.

“E le risorse creditizie, a buon mercato, ma di ammontare ridotto, vanno per lo più alle imprese statali, grazie ai loro stretti legami con le banche statali, lasciando che le imprese private lottino per i crediti bancari.”

La Cina ha reso più restrittive le sue politiche monetarie dallo scorso anno per frenare l’inflazione, dopo che massicci prestiti bancari per rinvigorire l’economia colpita dalla crisi hanno fatto salire i prezzi, cresciuti del 5.4 % in marzo, il più rapido incremento in 32 mesi.

Ma, facendo affidamento su misure monetarie, la Banca Centrale ha incrementato i coefficienti di riserva obbligatoria molto più frequentemente che non i tassi di interesse, benchè il secondo sia generalmente considerato un più efficiente metodo per soffocare la inflazione.

Dopo il più recente incremento del 13 maggio, il quinto di quest’anno, i livelli del coefficiente di riserva obbligatoria per i maggiori prestatori nazionali hanno raggiunto un record del 21%, un livello raramente riscontrato nelle economie mondiali.

Nel frattempo, la Cina ha innalzato i tassi di interesse due volte quest’anno; il suo tasso di riferimento per i depositi è ora al 3.25% ed il tasso sui prestiti al 6.1%, ancora basso considerando il livello di inflazione.

Chen ha detto che molte imprese private si rivolgono al mercato nero del credito, dopo essere state respinte dalle banche. Questo crea di fatto un doppio mercato del credito, in cui i prezzi sotterranei  dei prestiti sono molto più alti di quelli ufficiali.

In cerca disperata di prestiti per sostenere le loro attività, alcune imprese private devono accettare tassi dal 25 al 100%, che rischiano di metterle al limite della bancarotta, ha dichiarato Chen.

A Wenzhou, la centrale del capitale privato nella provincia di Zhejiang, alcune impresee private sono state costrette a contrarre prestiti al mercato nero con un tasso annualizzato fino al 120%, ha riferito lo Shangai Securities Daily.

Molti produttori della città stanno abbandonando le loro attività per andare in cerca di più elevati ritorni finanziari, investendo i azioni, materie prime e sul mercato immobiliare.

“Se i tassi di interesse ufficiali fossero più alti, le imprese statali non prenderebbero in prestito tanto denaro dalle banche, lasciando maggiori opportunità alle imprese private di ottenere prestiti bancari”, ha detto Chen.

Andy Xie, un economista indipendente ha detto che i depositanti nazionali stanno anche loro pagando il prezzo del credito a buon mercato, ottenuto dalle imprese statali.       

Quando il tasso di inflazione è maggiore del tasso di interesse sui depositi, in effetti si perde portando denaro in banca.” ha detto.

“E con una carenza di canali di investimento, la già fragile classe media cinese è svantaggiata, costituendo una minaccia per la stabilità a lungo termine del paese”.

Wang Xiaoya, designato capo della della ricerca alla Banca del Popolo della Cina, ha detto che la banca centrale guarda all’intero quadro economico nella scelta dei suoi strumenti monetari e che fissando tassi di interesse troppo alti si rischia di incrementare i flussi di “hot money” in entrata o di capitale speculativo, che può creare bolle degli attivi e problemi economici.

Ronald McKinnon, un professore dell’Università di Stanford specializzato in economia internazionale, ha detto che la politica americana dei tassi di intresse prossimi allo zero ha contribuito alla inflazione in Cina ed in altre economie emergenti, mettendo in moto capitali che cercano migliori ritorni.

La politica monetaria espansiva negli Stati Uniti fa crescere pure i prezzi delle commodity, contribuendo alla inflazione cinese impotrata.

“Il governo cinese è in trappola. E’ difficile per la Cina adottaremisure, a meno che non mandino un loro rappresentante a Washington, per persuadere gli Stati Uniti a cambiare la loro politica monetaria.” ha detto.

This entry was posted in Uncategorized. Bookmark the permalink.