ANTICA VIA DELLA SETA

 

 

Per quanto indietro si risalga nei testi antichi, la produzione dei tessuti – tra cui i più importanti sono la seta e la canapa – rappresenta un lavoro e un sapere femminili.  Quando cominciò l’allevamento domestico del baco da seta (verso il 1000 a.C.), si può dire che ormai era in uso presso le famiglie in gran parte dei villaggi cinesi. Donne e bambine dedicavano gran parte del loro tempo ad allevare i bachi. Per questo è necessario raccogliere più volte al giorno foglie fresche di gelso, e nutrirne gli eterni affamati. I gelsi vennero piantati ovunque. Nutriti in maniera adeguata, mantenuti a temperatura media e costante in locali pulitissimi, posti al momento giusto su grate,  i bachi filavano e tessevano il bozzolo; quando era terminato, bisognava sbollentarlo; quindi cominciavano le operazioni di dipanamento, per cui si operava contemporaneamente su fili di più bozzoli per ottenere un unico filato. Il tutto con pazienza, cura, abilità e tempo, per ottenere infine la seta greggia. Tessitura, tintura, e ricamo sono altre arti, in cui i Cinesi hanno ottenuto risultati eccellenti e sempre migliori.   

 

All’inizio del VII secolo, le potenze politiche ai due estremi del mondo erano la Cina e la Persia sassanide, due grandi poli sempre in buoni rapporti tra loro, con interessi commerciali comuni; tra questi due poli, dalla metà del VI secolo c’erano le confederazioni turche che si imponevano, tenendo in stato di vassallaggio o protettorato numerosi piccoli regni, non dando tregua agli avanzamenti cinesi, tenuti a distanza dai sovrani persiani. I profitti del commercio avevano un ruolo fondamentale nei loro rapporti. Più oltre a ovest, l’impero bizantino non era riuscito a superare lo sbarramento persiano, e contava ben poco  nel sistema. Il VII secolo fu del resto per Bisanzio un periodo di agitazioni interne e di sconfitte all’estero: perse metà dei territori, su cui aveva regnato Giustiniano. Quanto all’Europa, subiva ancora i contraccolpi delle invasioni che, in ondate successive, l’avevano devastata.

 

C’erano poi due potenze in fieri: gli arabi con l’islam e il regno tibetano. La conquista araba, una implosione della nuova religione rivelata, dovuta a una tribù di carovanieri e di mercanti del commercio internazionale, cominciò poco dopo la morte di Maometto, nel 632; in una dozzina di anni riuscì a dominale e si sforzò di convertire all’islam la Mesopotamia, la Palestina, la Siria e l’Egitto. I conquistatori attraversarono l’Eufrate nel 635, presero Ctesifonte nel 638, e, mentre si impadronivano di Gerusalemme, di Damasco e di Alessandria, la dinastia sassanide si esauriva con la morte di re Yazdgard III, ucciso nel 635 e, con la fuga in Cina di Firuz, l’erede al trono. Successivamente, egli visse soprattutto in Asia Centrale, sotto la protezione dell’imperatore cinese. La dinastia sassanide scomparve completamente nel 651, lasciando il posto a quella dei califfi Omayyadi. L’avanzamento verso est della nuova potenza non si sarebbe fermato lì: non solo avrebbe conquistato poco a poco metà dei regni turchi o indipendenti in Asia Centrale, ma sarebbe stata necessaria tutta la potenza militare dei Tang per bloccarne l’avanzata. Questo per quanto riguarda l’aspetto militare e politico: in campo economico, l’insediarsi su un così vasto insieme di territori dall’Asia Centrale al Marocco, di un potere sempre disposto ad attivare il commercio e rendere dinamici prodotti e industrie, finito il periodo della conquista si sarebbe rivelato un motore potente per la economia degli scambi.  

 

 

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Da Chang’an, la capitale della Cina, a Roma, alla estremità opposta della Eurasia, La Via della Seta fu per secoli la rotta commerciale tra civiltà e un corridoio, lungo il quale viaggiarono idee, conoscenze e religioni.

Chang’an è stata la antica capitale della Cina, sotto dieci dinastie. Al tempo della dinastia Ming, il nome divenne Xi’an, tuttora in uso. Chang’an è stata la antica capitale della Cina, sotto dieci dinastie. Al tempo della dinastia Ming, il nome divenne Xi’an, tuttora in uso. Verso il 750 d.C. era una delle più popolose città del mondo e, secondo alcune fonti, contava un milione di persone.

 

 

XI’AN (CHANG’AN) 

 

 

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La pagoda della Grande Oca Selvatica

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Il mausoleo di Gur Emir, dove è sepolto Tamerlano

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Mausoleo di Ismail Samany

 

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 Moschea di Poi- Kalyan

 

 

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DENG XIAOPING, IL POLITICO CHE DISSE AI CINESI: “ARRICCHITEVI!”

Deng Xiaoping (nato a Guang’an il 22 agosto 1904, morto il 19 febbraio 1997 a Pechino) ricoprì vari incarichi direttivi nel Partito Comunista Cinese ai tempi di Mao Zedong e divenne leader de facto della Cina dal 1979 al 1992. E’ stato il pioniere della Riforma Economica cinese e l’artefice del “socialismo con caratteristiche cinesi”.  Si trattava di una teoria che mirava a giustificare la transizione dalla economia pianificata alla economia aperta di mercato.

 

 

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La grande campagna della Rivoluzione Culturale contro Deng Xiaoping

 

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Visita al presidente Carter negli USA

 

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Il compagno Deng Xiaoping nella sua visita a Shenzen nel 1992

 

 

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La serie TV dedicata a Deng Xiaoping

 

 

 

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CONFUCIO, IL SAGGIO CHE RIFORMO’ LA CINA

 

[Kongzi, “il maestro Kong”, nacque 2500 anni fa in una Cina frammentata, dove numerosi regni guerreggiavano tra di loro.  Lui si propose di restaurare l’ordine, prendendo come modello antichi sovrani ed educando gli uomini a praticare la virtù.

 

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“La disgregazione dell’ordine arcaico nel periodo delle Primavere ed Autunni ed il lento e graduale affermarsi di un nuovo ordine nel periodo degli Stati Combattenti si accompagnarono ad una profonda crisi ideologica. All’inizio si cercò di giustificare gli sconvolgimenti politici e sociali in base alle antiche istituzioni ed agli antichi valori, ma tale espediente non poté durare a lungo, perché si era fatto ormai troppo grande il divario tra la realtà e le norme, di cui avrebbe dovuto essere espressione. Inoltre, quelle norme affondavano le proprie radici in un complesso di credenze e di tradizioni, il cui autentico significato sfuggiva in gran parte ai Cinesi dell’epoca. Nel periodo degli Stati Combattenti, si fece più  pressante quindi l’esigenza di ristabilire un comune sistema di valori e di rifondare un ordine universalmente accettato in un modo in cui dominavano la forza, la astuzia e la sete di ricchezza.

Un fenomeno caratteristico di quegli anni fu lo sviluppo di varie scuole di pensiero. Maestri di morale e teorici della politica si recavano da una corte all’altra per prestare la loro opera di consiglieri e di precettori. I più famosi avevano gruppi di discepoli al loro seguito. I capi di Stato li ospitavano e cercavano di sfruttare al massimo il loro insegnamento, nel tentativo di individuare gli strumenti più idonei al governo dei propri sudditi e le tecniche più efficaci per fiaccare e annientare i loro avversari. Era una epoca di ricerche e di esperimenti, perché il vecchio mondo era crollato e si cercava in modo più o meno consapevole di costruirne uno nuovo.

Il primo di questi maestri, di cui ci sia giunto il nome è Confucio (Kong fuzi o maestro Kong: i gesuiti latinizzarono tale espressione in Confucius, da cui deriva il nome italiano). Egli nacque nel 551 a.C. nella città di Qufu nel piccolo principato di Lu (nell’odierna provincia dello Shandong). Suo padre, secondo la leggenda lontano discendente del re della dinastia Shang (sconfitta dagli Zhou nel 1041 a.C.) morì nel 448 a.C. Benché le sue origini fossero aristocratiche, il suo status sociale era ormai decaduto e sembra che, in gioventù sia stato costretto a svolgere lavori umili. Come molti altri piccoli gentiluomini, appartenenti a rami collaterali dei lignaggi aristocratici, egli poté però studiare le “sei arti” (liuyi: i riti, la musica, il tiro con l’arco, la guida dei carri, la calligrafia, la matematica) che costituivano il fondamento della educazione nobiliare.

A partire dal 501, Confucio ricoprì una serie di cariche nel principato di Lu; tra l’altro, sembra sia riuscito a sventare una macchinazione contro il suo signore, il duca Ding, messa in opera dal signore di Qi. Nel496 lasciò tuttavia la corte di Lu a causa di alcuni contrasti sorti con il duca Ding (questi avrebbe trascurato i doveri del governo per godersi i doni ricevuti dal duca Qi), e diede inizio auna serie di peregrinazioni che lo avrebbero portato in molti Stati cinesi; i suoi consigli e il suo insegnamento non riuscirono però in alcun modo ad influire sugli avvenimenti e sulla politica dei vari signori. Nel 483 a.C. Confucio ritornò al suo paese natale, dove si dedicò all’insegnamento privato. In questo periodo si sarebbe occupato della revisione degli antichi testi, dalla quale sarebbero derivati i  Classici confuciani. La sua scuola crebbe in rinomanza e aumentò progressivamente il numero di discepoli. Morì nel 479 a.C.

 

Nonostante la eccezionale importanza avuta dalla dottrina confuciana nella storia cinese, la ricostruzione del pensiero originario del Maestro  appare quanto mai ardua. La fonte principale, e anche la più attendibile, è costituita da Lunyu (Dialoghi),  opera in venti libri che, pur presentando aggiunte posteriori, sembra risalire per la maggior parte ai suoi immediati discepoli. Tale opera è però, per la sua stessa natura, estremamente frammentaria (registra una serie di conversazioni tenute da Confucio con principi e discepoli). Il discorso è polverizzato in una serie di aneddoti e aforismi e tocca gli argomenti più vari, senza nessuna sistematicità. Non sempre, inoltre, i numerosi commentari redatti nel corso dei secoli contribuiscono a illustrarne l’autentico significato.  Nelle interpretazioni successive, pesa la evoluzione subita dal Confucianesimo, che avrebbe finito per allontanarsi in maniera sensibile dal pensiero originario di Confucio.

 

Un fatto comunque è certo: il pensiero di Confucio si colloca in una fase di transizione. In esso si può ancora rilevare un aspetto che tende al recupero delle antiche istituzioni e degli antichi valori ai fini della rifondazione di un ordine universale.  Nello stesso tempo, però, proprio nel  corso di questo tentativo di recupero, si definiscono alcuni valori nuovi, che ci appaiono come diretta espressione dei mutamenti caratteristici del periodo.

Confucio non intendeva presentarsi come l’iniziatore di un nuovo movimento filosofico o religioso: “Io trasmetto e non creo, credo negli Antichi e li amo”. In questa frase, che è senza dubbio tra le più note del Maestro, è contenuto il nucleo fondamentale del suo insegnamento.  Chi erano gli Antichi? La soluzione di questo problema ci può aiutare a capire  in che modo Confucio si considerava legato alla tradizione, vale a dire quale fosse il contenuto di quella  che potremmo definire come la sua volontà “soggettiva” di conservazione. Per Confucio, gli Antichi rappresentavano lo specchio , in cui il presernte avrebbe dovuto riflettersi per conservare il dao.  Il dao (letteralmente “via”) costituiva il principio basilare dell’universo: conformarsi al dao voleva dire rispettare rispettare le regole fondamentali inerenti al processo naturale della esistenza, sia degli uomini che delle cose.]

 

Da “Storia della Cina” di Sabattini e Santangelo

 

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PARTNERSHIP STRATEGICA TRA CINA E UE ATTRAVERSO LA NUOVA VIA DELLA SETA

 

Il premier cinese Li Keqiang è arrivato mercoledì 1 giugno 2017 in visita a Berlino, pe poi proseguire alla volta di Bruxelles per il consueto summit annuale Cina – Unione Europea. Li punta ad una partnership strategica tra Cina ed Unione Europea ed il terreno sembra favorevole, visto il senso di profonda frustrazione suscitato da Donald Trump. Nei giorni scorsi la  cancelliera Angela Merkel non ha nascosto il suo disappunto per le posizioni di Trump, contrarie al libero scambio e agli accordi sul clima di Parigi.  Nel corso di questo diciannovesimo meeting Cina – Ue Li Keqiang incontrerà Tusk, presidente del Consiglio europeo, e Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione.

 

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Chinese Premier Minister Li Keqiang visits Berlin

 

Chinese Premier Minister Li Keqiang visits Berlin

 

 

LA VIA DELLA SETA OGGI

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L’evocazione degli itinerari storici della Via della Seta che hanno collegato l’Occidente e l’Oriente fino dai tempi dell’Impero Romano è l’espediente retorico usato dalla Cina moderna per lanciare ed abbellire la sua strategia eurasiatica di integrazione commerciale, tecnologica, finanziaria e culturale. Tale strategia è sostenuta da un ricco fondo destinato a finanziare investimenti all’estero e che si muoverà in sintonia con la Banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali di recente istituzione.

La strategia cinese one belt, one road è un programma complesso e ambizioso – articolato tanto su un itinerario terrestre, la Silk Road, quanto su uno marittimo, la Maritime Silk Road – che riunisce obiettivi di politica interna (aiutare lo sviluppo di aree arretrate, soprattutto, della Cina occidentale, attraversata dalla Via della Seta terrestre) con obiettivi di politica estera, via terra, (rafforzare i legami con i paesi dell’Asia centrale tradizionalmente legati alla Russia)  e via mare (rafforzare i legami dei paesi dell’Asia del Sudest fino all’Australia).

La Via della Seta primeggia quanto a importanza politica, ma è la Rotta della Seta primeggia per importanza commerciale. Secondo stime tedesche,  tutte le merci che passano via terra valgono quanto il carico di tre navi che seguono la via marittima in meno di una settimana. Sulla mappa delle autorità cinesi appaiono solo sei “stazioni” europee, tra cui Atene, Mosca, Duisburg, Rotterdam e Venezia.

La One Belt, One Road, proposta dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013, è frutto della volontà di stabilire collegamenti strategici più solidi e formare una grande Eurasia: l’iniziativa infatti coinvolgerebbe 4,4 miliardi di persone (pari a circa il 66% della popolazione globale), distribuiti in 60 paesi, quali Cina, Russia, India, Iran ed Europa,  con un Pil totale di 21 trilioni di dollari (fonte Mc Kinsey).  Lo sviluppo del percorso avverrà secondo due traiettorie: la prima, marittima, attraverso le vie oceanichee (21th  Century Marittime Silk Road) , passando per le coste orientali del continente africano; la seconda, la Silk Road Economic Belt, collegherà via terra le città cinesi fino ad arrivare a Rotterdam. Il progetto è di grande portata e consentirebbe non solo un rafforzamento politico, ma anche una spinta per gli investimenti nelle costruzioni  e la creazione di posti di lavoro.

Lo stanziamento di fondi di circa un trilione di dollari per la One Belt, One Road (il collegamento via terra) ha interessati in primo luogo i paesi dell’Asia Centrale, i quali, a causa delle tensioni politiche con i paesi vicini, non sono ancora sviluppati e competitivi per quanto riguarda le connessioni  commerciali. Uno tra questi è il Kazakistan, che ha investito nella costruzione di strade, porti e centri commerciali.  Conseguentemente, l’indice azionaro Kase (Kazakistan Stock Exchange) è cresciuto più del 60% negli ultimi 12 mesi.

 

 

 

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https://wordpress.com/posts/giannicristiani.wordpress.com/5977

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LA VISITA DI XI JINPING NEGLI STATI UNITI – I RAPPORTI CINA _ USA

Il Segretario al Commercio Wilbur Ross ha annunciato il 12 maggio 2017 un piano che rappresenterà “un nuovo apice” nei rapporti bilaterali. Chi temeva una guerra commerciale con la Cina è stato smentito. Una cosa sono le sparate di un candidato in campagna elettorale, ma le decisioni di un Presidente sono una cosa molto diversa.

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Il 6 aprile 2017 Xi Jinping è arrivato in Florida per l’incontro con il suo omologo Donald Trump. Xi si dice pronto a intensificare i rapporti con gli Stati Uniti su nuove basi. L’incontro ha avuto luogo nella favolosa dimora di Trump a Mar-a-Lago. Il presidente americano ha accettato l’invito a visitare la Cina. Oltre ai rapporti commerciali tra i due paesi, è sul tavolo lo spinoso problema dell’aggressività della Corea del Nord e del suo armamento nucleare. Trump ha informato Xi dell’attacco lanciato nella notte contro una base siriana: gli Usa mostrano i muscoli!

Xi, al termine dell’incontro, ha detto che esso si è rivelato positivo.  I due presidenti si sono impegnati a sviluppare una cooperazione che porti reciproci vantaggi e a gestire le differenze sulla base del rispetto reciproco. E’ stata altresì una occasione per approfondire la loro reciproca conoscenza e cementare una relazione basata sulla fiducia. Cina e Stati Uniti sono l’uno per l’altro il principale partner commerciale. La cooperazione economica e commerciale offre ampie prospettive: una opportunità che i due paesi sapranno cogliere.Una parte importante delle relazioni tra i due paesi è costituita dai rapporti militari, che richiedono fiducia reciproca: Xi ha auspicato scambi militari a vari livelli e consultazioni tra i ministri della Difesa.

 

 

 

Il presidente Xi Jinping accolto dal segretario di stato Rex Tillerson al suo arrivo all’aeroporto di Palm Beach in Florida

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Una passeggiata insieme a Mar-a-Lago

 

IMMAGINI DI MAR-A-LAGO

Il patio

Salone

 

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THE WARLORDS 2007 ( TAU MING CHONG) – AI TEMPI DELLA CORROTTA DINASTIA QING

L’azione si svolge in Cina nel 1860. La sofferenza della popolazione, sotto il governo della corrotta dinastia Qing, pose le basi per la ribellione di Taiping.  70 milioni di persone morirono di fame o in battaglia.

Il film inizia con un selvaggio combattimento tra i lealisti e i ribelli e poi ci mostra un campo  di battaglia coperto di morti. Un ferito riprende i sensi, si fa largo in mezzo alla montagna di cadaveri e si allontana. E’ Pang Qing  Yun, il generale, l’unico sopravvissuto: tutti i suoi uomini sono morti!  “Disse che da allora era un uomo morto! Disse anche che, in quei tempi, la morte giungeva facilmente, ma vivere era duro.”

Cammina in mezzo alla gente, poi resta solo con una donna. Stramazza per terra sopraffatto dalla fame. La donna lo soccorre e gli dà da mangiare. Dice che tutti i suoi uomini sono morti e lui solo è sopravvissuto, fingendosi morto. Più di 1600 uomini, dopo tre giorni e tre notti di combattimento, sono morti.  L’esercito di He Kui era inumano! I suoi fratelli furono sgozzati uno dopo l’altro dai nemici, mentre gli uomini di He Kui assistevano senza intervenire. Passò la notte con la donna in una casa deserta. La zuppa e la donna lo riportarono alla vita! Apprenderemo poi che la donna è Lian, la moglie di Er-Hu. Era sola perché era fuggita dal suo villaggio.

 Si risveglia solo e esce nel villaggio, dove va a vendere la sua spada e il suo mantello di generale. Arriva un gruppo di cavalieri. Il loro capo ordina che ognuno mangi il proprio cibo, prima di proseguire il viaggio. Il capo guarda gli stivali dell’uomo e cerca di colpirlo con la spada per rubarglieli. L’uomo scansa il colpo e riesce ad immobilizzare il suo aggressore. Questo riconosce che l’uomo sa combattere e si offre di presentarlo al suo “grande fratello”.

I cavalieri sono seguiti da un grande gruppo di uomini armati di picche. Sono abitanti del villaggio vicino, diventati briganti. Sono guidati da due uomini: Er’hu e Wu-Jiang.  Si sta preparando una imboscata ai soldati che trasportano viveri. Bisogna rubare o morire di fame. Qingyun si offre di aiutarli, ma i due uomini non si fidano:

Il convoglio dei soldati deve passare in una stretta gola. Il gruppo dei banditi a cavallo sbarra loro improvvisamente la strada. Intanto gli uomini appiedati si sono appostati alla sommità, dai due lati della gola. Vengono lanciate reti per intrappolare i soldati. Poi gli uomini appiedati si lanciano sui soldati. Segue un furioso combattimento. Qingyun, il generale osserva dall’alto,. Quando vede il capo dei banditi in difficoltà si lancia nella gola e gli salva la vita. Poi, facendosi scudo con un soldato, si lancia contro il capo del distaccamento dei soldati e lo uccide. A questo punto i soldati si arrendono e i banditi sono liberi di rubare i viveri che questi trasportavano.

Il gruppo dei banditi raggiunge il loro villaggio.  Il loro capo (“Brother Jiang”, cioè Wu-Jiang) indossa gli stivali che il  generale gli ha dato. Al villaggio questi rivede la donna che lo ha soccorso, ma questa si copre il viso e va incontro a Wu-Jiang, uno dei cavalieri. Si appartano e fanno l’amore: evidentemente sono marito e moglie! Il  generale ripensa all’incontro. Lei aveva detto di venire da Yangzhou. Là c’è l’abitudine di addestrare le donne come cortigiane e poi venderle. Lei, a quindici anni, quando stava per essere venduta, fu rapita da Wu-Jiang. Poi lui uccise alcuni uomini e divenne un bandito.

C’è grande festa al villaggio, dato che ci sono viveri in abbondanza.Brother Jiang si siede insieme a lui e gli chiede come mai ha disertato. Il generale dice che le sue truppe e le truppe Kui  avevano pianificato di allearsi contro il nemico. Ma i Kui tradirono e le sue truppe furono sopraffatte dal numero e tutti i suoi fratelli furono uccisi. Jiang dice che l’amore tra fratelli è molto importante, perché senza quello è difficile sopravvivere.

La moglie porta il pranzo a Wu-Jiang e gli chiede se le nuove reclute resteranno. Lui risponde che nessuno se ne va se c’è cibo, eccetto Pang, che è diverso da loro e non si sa se resterà. Lui le regala una croce che ha rubato a un morto. Ritornando a casa, vede in lontananza Pang e fugge e si nasconde. Lui la raggiunge. Le chiede se è successo veramente qualcosa quella notte tra loro o se ha solo sognato. Se era fuggita, perché è tornata?  Lei  dice che è fuggita molte volte, ma è tornata. Lui le dice che  deve decidere della sua vita.

In quel momento risuona un forte nitrito di cavalli. Sono i soldati che vogliono riprendersi i viveri rubati. Il villaggio è messo a ferro e fuoco. Recuperati i viveri, i soldati se ne vanno. La gente è disperata, perché rischia la fame. I banditi rimpiangono di non avere armi, per potere reagire. Pang suggerisce di entrare nell’esercito, ricevendo in cambio una paga per nutrire le famiglie. Il potente esercito Kui li rifiuterebbe, ma l’armata di Lord Chen è alla disperata ricerca di uomini. Vuole rafforzarsi per competere con l’esercito Kui e li accoglierebbe. Pang dice a Er-Hu di cogliere questa opportunità: solo così gli eventi appena verificatisi non si ripeteranno!|La proposta viene accolta, anche se Shi rinfaccia a Pang di avere abbandonato precedentemente l’esercito Ching. Ma nessuno lo ascolta. Uccidono tre prigionieri legati per fare un giuramento di sangue. Pang dice  di pensari bene, perché non sarà possibile tornare indietro.

“Noi, Pang Qing-Yun, Zhao Er’hu e Jiang Wu-Jang facciamo un giuramento di sangue! Coloro che ci fanno del male meritano la morte. Chi tradisce un fratello merita la morte. Il cielo e la terra siano testimoni”. Tutti gli uomini validi si mettono in marcia, tranne Shi e i suoi uomini che non vogliono collaborare con l’esercito Ching.

Il gruppo percorre un lungo tragitto per raggiungere l’esercito. Pang, con i suoi due “fratelli” si presenta ai comandanti. Uno dice: “L’intero battaglione di Pang perì nella battaglia contro i ribelli Taiping in Hechuan. Voi siete sparito per due mesi. Come osate riapparire ora?” Pang risponde: ” Lord Jiang mandò l’esercito Kui ad aiutarci nella battaglia di Hechuan, ma lasciarono che ce la cavassimo da soli. Tutti i miei uomini furono uccisi sul campo di battaglia!”. Dice Jiang: “Tutti uccisi e voi solo sopravvissuto?”.  Risponde Pang: “Sono sopravvissuto solo per vedere voi, Lord Jiang”. Chiede il personaggio al centro: “Quanti uomini avete?”” I tre ridono. Dice Pang: “Datemi altri 800 uomini e in 15 giorni conquisterò la città di Shu. Addirittura in 10!”.   “Vi daremo 1500 buoni soldati. Ma niente salario!”. Risponde Pang: “Non abbiamo bisogno di salario, ma, quando conquisteremo Shu, metà delle spoglie saranno nostre!” “Pang Qing-Yun, chiamate il vostro esercito: “Shan”.

Il comandante dei 1500 uomini dice che sono gli ultimi rimasti di Lord Chen. Se dovessero essere perduti, Lord Chen sarebbe senza potere davanti alla Corte Imperiale. L’aiuto che può dare è solo dare l’impressione di essere numerosi. Pang dice che questa è la sola speranza di vittoria. L’alternativa è essere alla mercé dell’esercito Kui.

Pang si rende conto che la situazione è a loro sfavore, dato che si troveranno di fronte 200 fucili. Per vincere dovranno attaccare, irrompere attraverso la linea del fuoco nemica ed impegnare gli avversari in un combattimento corpo a corpo. Serve una avanguardia di 200 uomini.  Alcuni moriranno, ma le loro famiglie avranno doppio o triplo salario. Si scatena l’entusiasmo e tanti si offrono.

Ma la differenza di forze è enorme: 800 uomini contro 5000. Comunque gli irregolari hanno un coraggio enorme e riescono ad arrivare alla linea del fuoco. Dietro di loro gli arcieri cominciano a colpire i nemici. I difensori della città hanno cannoni e cavalleria, ma sono in difficoltà. Quando il loro generale viene ucciso da Er’Hue la sua testa mozzata viene mostrata dall’alto, i difensori si arrendono.

Il generale Pang viene elogiato e messo a capo di 5 battaglioni. Il suo vecchio “amico” He Kui lo aspetta: un incontro tra vecchi alleati! In realtà He Kui è lì per controllare Pang e i suoi uomini.

Pang riesce a conquistare una città. He Kui dice che assumerà il controllo della città dopo tre giorni. Per tre giorni i soldati avranno libertà di rubare il denaro e i viveri e di violentare le donne. Però, quando Pang sorprende due soldati che hanno violentato donne, vuole farli giustiziare.  Provvede Er’Hu a tagliare loro la testa.

Pang dice che vuole conquistare Suzhou entro tre mesi. Intanto Lord Di e Lord Chen dice che, senza rifornimenti e con poche migliaia di uomini, non ce la farà. Ormai diffidano del generale, perché è troppo ambizioso, a loro giudizio. Infatti, l’assedio di Suzhou si trascina stancamente per un anno. Sia la città, sia gli assedianti rischiano di morire di fame.I soldati di Pang hanno scavato trincee per ripararsi. Per porre fine a questa situazione, Er’Hu si offre di entrare di nascosto in città e uccidere il comandante nemico Huang. Pang dice che chi ci ha provato, non è tornato. Non vuole mettere tante vite a rischio. Andrà da Lord Di a chiedere viveri e munizioni. Wu-Jiang obietta che, attaccando Suzhou, hanno violato gli ordini di Lord Di. Infatti non trovano ascolto. Disperato, Pang decide di ricorrere a He Kui e gli propone un patto. Questi dice che Suzhu è già sua e non ha bisogno di aiuto. Pang dice che conquisterà Nanchino. I suoi uomini combatteranno e moriranno e a He Kui basterà seguirli. Poi si divideranno a metà la città: inutile stare sempre agli ordini di Lord Di e Lord Chen.

Intanto Zhao Er’Hu si  prepara a entrare a Suzhou da solo. Viene raggiunto dalla moglie Lian, che gli dona una croce, perché lo protegga. Pang e  Wu-Jiang  ritornano dalla visita a He Kui e trovano che i viveri sono arrivati. I soldati mangiano abbondantemente. Pang vede Lian e l’attrazione tra i due riesplode. Lei scappa, ma viene raggiunta e posseduta da Pang, che le promette, se sopravvive, di sposarla.

Il  comandante degli assediati, Huang, è stanco ed avvilito. La moglie è morta e lui vorrebbe raggiungerla. La città è alla fame. Lui non vuole sentire la parola resa; ordina ai suoi uomini di deporre le armi, ma lui combatte accanitamente con Er’hu e, alla fine, si lascia trafiggere. Intanto Pang si preparava ad attaccare la città, ma le porte si aprono ed escono i civili con  Er’Hu. Questi dice di avere promesso viveri, ma Pang dice che l’esercito ha viveri solo per 10 giorni e non può sfamare altra gente.

Er’Hu dice che si sono arresi, ma Pang dice che sono loro nemici e ordina di ucciderli. Wu-Jang dice che ha ragione. Gli arcieri, dall’alto, scoccano le loro frecce e fanno strage dei prigionieri. I cadaveri vengono sepolti in fosse comuni. Er’Hu viene fatto prigioniero. Da quel giorno, Er’Hu non rivolge più la parola a Pang. Si mette alla testa di un gruppo di soldati che vogliono andarsene. Pang dice che non possono andarsene, perché ciò costituisce ammutinamento. Dice che i 4000 uccisi dagli arcieri erano soldati e i soldati devono essere pronti a morire. Dice che bisogna prendere Nanchino, prima che la prenda He Kui: in questo caso, milioni di civili rischiano di essere uccisi. Pang e Wu-Jang supplicano Er’Hu di non andarsene e si inginocchiano davanti a lui. Er’Hu acconsente, ma dice che, se Pang non manterrà le promesse, lo ucciderà!

Pang, Er’Hu e Wu-Jiang sono celebrati negli spettacoli popolari come “tre fratelli”. Insieme conquistano la capitale Nanchino!  Lunga vita alla “Imperatrice Vedova”!

Tre mesi dopo la presa di Nanchino, Er’Hu annuncia che saranno pagati i salari ai soldati. Pang dice che non si può utilizzare il Tesoro reale, che appartiene agli Shan. Er’Hu dichiara che il generale Pang è il solo capo, ma procede imperterrito con la distribuzione del denaro.

Un messaggero comunica a He Kui che Nanchino è in mano a Pang e al suo esercito. Per avere speranze di vittoria, He Kui deve tirare Er’Hu dalla propria parte! C’è un incontro tra Zhao Er’Hu e He Kui. He Kui dice che Er’Hu ha combattuto, ma Pang ha ricevuto tutti i vantaggi della vittoria. Le loro forze riunite potrebbero sconfiggere il generale. Er’Hu rifiuta. He Kui gli dice di pensarci bene.

Intanto vediamo Lian che sale su una barca, dove l’aspetta il generale. Wu-Jiang assiste sbalordito.

 

Li Lyaning e il generale Pang sono ricevuti dalla Imperatrice Vedova. Il generale viene nominato governatore di Jiansu e chiede tre mesi di esenzione dalle tasse per la città. L’Imperatrice accoglie la sua richiesta. Il generale però ora è stato abbandonato dai suoi alleati, che si sono uniti a He Kui.

 

Wu-Jiang uccide Lian e Pang.

 

 

 

 

 

 

 

 

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IL GENERALE PANG QING YUN 

 

 

 

WU-JIANG

UN GIURAMENTO DI SANGUE

 

LIAN, MOGLIE DI ER’HU

 

L’ESERCITO

 

 

 

 

Jet Li interpreta il generale Pang Qingyun.

Andy Lu è Zhao Er’hu.

Takeshi Kaneshiro è Zhang Wu-Jiang.

 

Il regista è Peter Chan.

https://www.youtube.com/watch?v=LqmmPmuoCD 8

https://www.youtube.com/watch?v=LqmmPmuoCD 8

 

 

27th Hong Kong Film Awards: Jet Lee

45th Golden Horse Awards

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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LA TRASFORMAZIONE DELLA ECONOMIA CINESE

La locomotiva cinese rallenta.: l’obiettivo del Pil , che l’anno scorso era stato lasciato ottimisticamente fluttuare tra  il 6,5 e il7%, quest’anno è inchiodato “intorno al 6,5%”. La situazione è più grave del previsto, sia all’esterno che all’interno. I fattori che possono causare instabilità e incertezza non sembrano temporanei, ma stanno visibilmente crescendo. La crescita economica mondiale resta debole, mentre la de-globalizzazione e il protezionismo aumentano. Si parla spesso nei discorsi ufficiali di “rischio”.  A novembre, il 19esimo congresso del Partito incoronerà per un altro quinquennio Xi Jinping. E’ quindi meglio non promettere la luna e stare con i piedi per terra. La parola d’ordine è la “nuova normalità”. Dunque: freno alla sovrapproduzione, argine ai prezzi delle case schizzati anche del 30% in più   per allontanare il rischio di una bolla immobiliare,  contenimento del debito delle imprese (soprattutto degli “zombie” di Stato) per scongiurare il rischio della bolla anche bancaria, diminuzione dei costi di produzione.

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La Cina sostiene con convinzione l’accordo di Parigi sul clima. Da qui al 2020 investirà almeno 360 miliardi di dollari per lo sviluppo delle fonti rinnovabili. L’investimento fa parte del nuovo piano della National Energy Administration cinese e ha l’obiettivo di di riservare alle fonti pulite la metà di tutti i nuovi impianti di generazione di energia elettrica entro il 2020, con la creazione di 13 milioni di nuovi posti di lavoro nel settore. I leader cinesi si trovano di fronte all’imperativo politico di ridurre l’inquinamento nelle città, ormai sull’orlo del collasso ambientale. Negli ultimi mesi il governo ha messo in atto una serie di misure per affrontare il problema, con una serrata campagna. Nel 216, 335 fabbriche sono state chiuse a Pechino e più di 400 mila veicoli inquinanti sono stati tolti dalle strade. Xi Jinping vuole il cielo sempre più blu. Nel 2016 ci sono stati 198 “giorni di cielo blu”, contro soli dodici giorni nel 2015.

Con tali misure, la Cina persegue altresì la limitazione della dipendenza dall’import energetico. Nel 2025 potrebbe essere raggiunto l’obiettivo della autosufficienza energetica. La produzione da fonti rinnovabili, guidate dall’energia eolica, è triplicata negli ultimi cinque anni e continuerà a crescere. Grazie ai nuovi investimenti annunciati, l’energia eolica arriverà a 210 gigawatt nel 2020, oltre un quarto di tutta la potenza eolica globale.   Accanto alle fonti rinnovabili, è stato dato forte impulso anche al nucleare. In pochi anni sono state costruite 35 centrali nucleari e 20 sono in costruzione.

La Cina persegue altresì il suo percorso per diventare la più grande economia di consumo del mondo. Il settore terziario cinese ha superato quelli primario e secondario come settore trainante della economia e ora rappresenta più di metà del Pil del paese. Questo è un buon indicatore del fatto che la economia sta trovando un nuovo equilibrio, allontanandosi dalla produzione e dagli investimenti in favore dei servizi e dei consumi. Secondo le proiezioni, i cinesi spenderanno 3600 miliardi di dollari quest’anno, il doppio di quanto speso nel 2006, nonostante una economia relativamente stagnante.  Inoltre si prevede che aumenteranno la spesa del 10% annuo entro la fine del decennio. E non si limitano a riempire il carrello della spesa di beni di consumo di base: andare al cinema e fare gite di famiglia all’estero sono attività entrate a fare parte della vita cinese. Più di settanta milioni di turisti cinesi hanno speso 292 miliardi di dollari in viaggi nel 2015: un valore quasi triplicato rispetto al 2012.

La Cina, inoltre si è ripetutamente pronunciata a favore del libero commercio e della globalizzazione, come mezzi per apportare benefici a tutti.  La “Belt and Road Initiative” è diventata un obiettivo comune di molte nazioni per sconfiggere il protezionismo e l’unilateralismo.

 

 

 

Tornano i cigni sul fiume Qingshui nel distretto Miyun di Pechino

 

jianxi

Primavera nel Jiangxi

 

 

 

 

 

 

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